«Disdicevole lasciare i clienti a terra»

 

«Disdicevole». Eppure accade. Lo sa bene Giuseppe De Bernardi Martignoni, politico per passione (è consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Gallarate) e taxista per professione, per giunta con Malpensa come centro di gravità della sua attività lavorativa. Quello che è successo l’altra mattina a Francesco Simonetti, passeggero a cui è stata rifiutata la corsa perché si doveva recare “soltanto” a Castellanza, è un chiaro illecito e De Bernardi Martignoni, rappresentante di categoria, lo conferma. «C’è un obbligo specifico e di conseguenza nessuno si può permettere di non caricare un cliente, ovunque esso debba recarsi».

Eppure accade, perché andare a Milano vale 95 euro di guadagno (tariffa fissa) a cui nessuno vuole rinunciare dopo un’estenuante attesa in fila che spesso e volentieri può superare le sei ore. Ecco perché, nonostante non sia perfettamente conforme alla norma, da tempo davanti al T1 vige una prassi ormai consolidata, ovvero quella di indirizzare gentilmente il passeggero verso l’ingresso dello Sheraton (Piano -1), dove ci sono i colleghi a fine turno, o per altri motivi fuori coda, disposti anche a effettuare corse brevi. Succede così, ormai, nove volte su dieci, ma per una parola sbagliata o una incomprensione può finire che il cliente si impunti, il taxista si spazientisca e riesplode il caso che da vent’anni – ovvero dalla creazione di Malpensa 2000 – a fasi alterne torna puntualmente d’attualità. Come dice anche il detto, però, il cliente ha sempre ragione, soprattutto in questo caso. Come comportarsi?

De Bernardi Martignoni ribadisce che la soluzione migliore è quella già illustrata nei giorni scorsi. Bisogna prendere il numero di targa (o di licenza) e poi recarsi all’ufficio della polizia locale di Malpensa oppure contattare telefonicamente il Consorzio taxi. A quel punto il taxista non ha scelta, perché l’unica alternativa è il rischio di incorrere in una pesante sanzione da parte della commissione disciplinare istituita dalla Regione, che può persino arrivare a sospendere la licenza.

Ecco perché De Bernardi Martignoni auspica un maggiore controllo da parte dei vigili davanti ai due terminal, ma allo stesso tempo invita a non prendere come grimaldello la vicenda raccontata da Simonetti («che ancora succede, ma in misura molto inferiore rispetto al passato») per demonizzare una intera categoria che non è immune da problemi. Il giro d’affari davanti all’aerostazione, spiega infatti, non è più quello di una volta. A ciò si aggiunge la concorrenza leale dei treni, degli autobus e degli Ncc oltre che quella sleale degli abusivi. «Sono almeno quindici o venti e si aggirano continuamente davanti agli Arrivi». Sono sia italiani che stranieri, ed è un fenomeno – già sollevato dagli operatori di settore lo scorso novembre – che ancora non è stato debellato. La maggiore presenza della polizia locale auspicata da De Bernandi Martignoni servirebbe anche a questo. Ad aiutare i taxisti onesti a non farsi soffiare il lavoro da chi taxista non lo è nemmeno.