Dipendenti statali in provincia Una marcia indietro senza freni

È un mercato del lavoro a due facce quello della provincia di Varese. Se da un lato, infatti, sembra risvegliarsi con le aziende del territorio che tornano ad assumere e spesso addirittura non riescon a trovare le figure adeguate, dall’altro invece il settore pubblico tira il freno a mano. Secondo gli ultimi dati raccolti dall’ufficio studi della camera di commercio di Varese, infatti, negli uffici della pubblica amministrazione ci sono sempre meno dipendenti. La marcia indietro è consistente. Il personale impiegato stabilmente nei vari settori della pubblica amministrazione varesina è sceso da 34.124 a 33.207 unità tra il 2016 il 2017, con una flessione del 2,8%. Allo stesso modo, anche il personale non stabile, assunto con diverse forme contrattuali a termine, segue un trend di ridimensionamento, attestandosi, a fine 2017, a quota 2.372 unità. In questo caso la flessione è stata decisamente più marcata, segnando un -36%. È dunque evidente che anche in provincia prosegue la razionalizzazione del comparto pubblico e il ridimensionamento del personale che in dieci anni non ha mai arrestato la propria marcia indietro, arrivando a -9,2 per cento. Così, sempre nel 2017 ( che è l’ultimo dato disposinible) il peso del pubblico impiego sul totale dell’occupazione varesina si è attestato all’8,6%, in diminuzione rispetto al 2013 quando era del 9,2 per cento. A patire di più è il settore della scuola che in dieci anni ha visto diminuire la forza di lavoro di 1040 unità. Insomma, una fotografia che desta qualche preoccupazione e che è sintomatica di come la macchina pubblica, anche a livello nazionale, rischi di incepparsi.

«Una legge non servirà a rendere più efficiente la pubblica amministrazione. E’ solo una politica di controllo ossessivo e di mera verifica della presenza, e non una vera riforma» commenta la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti dopo il via libera del Senato al ddl Concretezza.

Per la dirigente sindacale «si preferisce continuare con la propaganda, anche su semplificazione e velocizzazione delle assunzioni, senza confronto con le organizzazioni sindacali. Il Ministro Bongiorno avvii un ragionamento serio con chi rappresenta milioni di lavoratori, e si affrontino le vere cause che oggi impoveriscono la pubblica amministrazione e di conseguenza i servizi ai cittadini, a partire dalla emorragia che nei prossimi mesi coinvolgerà i dipendenti pubblici per il raggiungimento dei requisiti di pensionamento. Ribadiamo – conclude Scacchetti – le rivendicazioni che lo scorso 8 giugno insieme a migliaia di lavoratrici e lavoratori abbiamo portato in piazza: un piano straordinario di assunzioni, l’avvio del rinnovo dei contratti nazionali e la valorizzazione del personale, attraverso investimenti in innovazione e formazione».