Diecimila posti di lavoro in più

In pochi anni sono stati recuperati 10mila posti di lavoro: forse pochi per brindare alla fine della crisi, ma abbastanza per aprire le finestre a un ritrovato ottimismo. Scende la disoccupazione nel Varesotto con un andamento che la Camera di commercio definisce «eclatante».

Sulla base dei dati Istat elaborati dall’Ufficio Studi e Statistica di piazza Monte Grappa, nella media del 2017 in provincia di Varese l’indicatore di disoccupazione è sceso al 6,5%.

Due punti e mezzo percentuali in meno rispetto al picco della crisi registrato nel 2015, quando si arrivò al 9%, un vero record negativo per il territorio. I disoccupato sono diminuiti dai 36mila del 2015 agli attuali 27mila. Anche il tasso d’occupazione è in risalita, attestandosi nel 2017 al 67,6%, quando due anni prima era al 63,7%. Buone notizie anche sui giovani: i senza lavoro scendono dal 32,1% del 2015 al 29,3% dello scorso anno.

«Una diminuzione che non deve far comunque abbassare l’attenzione rispetto alla situazione di questa fascia di popolazione, che comprende ragazzi tra i 15 e i 24 anni, escludendo quelli ancora inseriti nel percorso scolastico», precisa l’ente camerale. Resta poi la differenza di genere: la disoccupazione al femminile, pur scendendo dall’11% del 2016 al 7,8% dello scorso anno, rimane più alta di quella al maschile, ora al 5,4% (i tassi aggiornati sono pubblicati su OsserVa, portale statistico camerale).

«Si tratta di una ripresa molto significativa, pensando agli ultimi dieci anni – commenta il presidente della Camera di commercio Fabio Lunghi -. Anche perché riguarda tutti i settori in modo trasversale, a parte una difficoltà maggiore del terziario che è sempre l’ultimo a migliorare. Ma dobbiamo consolidare questa avvisaglia di ripresa senza abbassare la guardia. Non siamo precipitosi: siamo sono all’inizio. Dobbiamo fare attenzione in particolare alla fascia di età fra i 45 e i 55 anni, che in caso di perdita di lavoro può avere difficoltà sulle competenze digitali. Chi rimane a piedi quando mancano altri 15 anni di attività per andare in pensione deve per forza reinserirsi tra mille problematiche. Ecco perché è centrale la formazione. Ci sono anche dei comparti dove le richieste sono in crescita, per esempio in agricoltura, dove il lavoro manuale si concilia con le nuove tecnologie. Bisogna aprirsi a 360 gradi per ricollocarsi, anche se il mercato del lavoro è cambiato. Qualche anno fa ai giovani veniva chiesta esperienza, mentre ora le aziende preferiscono i neolaureati da plasmare».

Ma c’è un altro dato che dimostra il periodo più florido e cioè la diffusione dell’indennità di disoccupazione.

In provincia il numero dei beneficiari della Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego (Naspi) nel 2016 era diminuito dell’8,4% rispetto all’anno precedente, attestandosi a quota 15.819. A questi si aggiungono i beneficiari dell’indennità agricola, 477, per un totale di circa 16.300 soggetti percettori. Una tendenza al ribasso in atto anche a livello regionale (-7,7%) e nazionale (-6,8%).

Dal 1° maggio 2015 la Naspi, il sussidio di disoccupazione introdotto con il Jobs Act, ha sostituito l’Aspi e la MiniAspi, istituite con la riforma Fornero nel 2012, unificando finalmente tutti gli aggregati. Nel 2016, i percettori della disoccupazione ordinaria sono per il 55,4% donne e per il 44,6% uomini, mentre ben il 55,1% sono di età compresa tra i 30 e 49 anni. Ma gli eventuali incrementi o decrementi nel numero dei beneficiari – conclude la Camera – non possono essere necessariamente letti come peggioramenti o miglioramenti dello stato di salute del mercato del lavoro. Più spesso, la loro dinamica viene sensibilmente influenzata da aspetti di tipo amministrativo.