Di Pietro, un addio al vetriolo«Alcuni appalti non corretti»

La Prealpina -

roma La Pedemontana in audizione al Senato: Antonio Di Pietro, ex ministro e ora presidente dimissionario della società, ha risposto ai parlamentari mercoledì pomeriggio. Sotto i riflettori le riserve, cioè i fondi extra per costi aggiuntivi e ritardi. L’ex magistrato di Mani Pulite ormai non è più fiducioso rispetto all’accordo con Strabag (la società vincitrice del maxi appalto per quasi tutta l’opera): si ventila anche l’ipotesi di un contenzioso che potrebbe finire in tribunale. «Ho fatto un atto di diffida a Strabag di riportare il progetto a quello che era stato autorizzato al Cipe», dice.

In un’ora Di Pietro ha fotografato lo stato dell’opera che riconsegnerà proprio in questi giorni, poiché le sue dimissioni in realtà sono state accettate già dalla fine di aprile. La domanda a cui Di Pietro ha dovuto rispondere è legata al finanziamento di Pedemontana: fino a questo momento sono stati usati quasi tutti i soldi pubblici? E dunque paga solo “Pantalone”, ovvero lo Stato, e i soci dove sono? «C’è bisogno che i soci mettano l’equity, insomma che si trovino i soldi entro gennaio 2018. O arriva un finanziamento nuovo o c’è bisogno che venga rinnovato il finanziamento ponte. Ho sentito il dovere di mettere agli atti due punti importanti: Pedemontana è un’infrastruttura necessaria, dall’altro è doveroso avere fondi. Durante la mia gestione non ho autorizzato un euro in più rispetto a quello che era già stato autorizzato». Ma la vera bomba l’ex magistrato la sgancia parlando degli appalti: «Un primo appalto è stato fatto con Pedelombarda, ora la prima parte è finita e c’è un contenzioso in corso che reputo funzionale e di cui non mi spaventerei. In realtà l’anomalia grave a suo tempo è stata fatta con l’appalto di quasi 2 miliardi – enorme – vinto da Strabag: abbiamo trovato modalità di aggiudicazione non corrette, tanto che il secondo in graduatoria ha fatto ricorso al Tar e lo ha vinto. Così Apl ha pagato 24 milioni di euro di risarcimento perché Strabag non doveva vincere». Si tratta di un’affermazione che mai nessuno fino a questo momento aveva reso pubblica.

«Quando sono arrivato ho verificato attraverso diversi validatori la discrepanza fra progetto definitivo e progetto esecutivo. Così a novembre ho fatto un atto di diffida a Strabag. Dovevano ripristinare il progetto definitivo per quanto riguarda l’aspetto finanziario e quello di realizzazione. Siamo poi passati dalle società concessionaria e concedente per rivedere il progetto esecutivo per riportarlo al progetto messo a gara e autorizzato dal Cipe perché la variante non era stata accettata in quanto era stata scorporata la tratta D (ovvero l’ultima che collega a Bergamo): un diniego perché in quel caso Pedemontana avrebbe perso i requisiti per cui erano stati stanziati i fondi». E dunque Di Pietro lascia Pedemontana dopo aver fatto ordine: «Ho ripresentato il progetto nella sua interezza originale: ora è al vaglio del Mef e solo così potrà riprendere l’opera». Ma ci vorrà del tempo.