Di fronte all’asticella più alta, la Camera di Commercio non rinuncia alla sfida

Valleolona - 07/09/2016

In un periodo difficile, in ottica di programmazione futura messa in discussione dalla loro stessa esistenza a livello istituzionale, il Decreto di Riforma della Camere di Commercio approvato lo scorso 25 agosto dal Consiglio dei Ministri può venire in soccorso delle organizzazioni locali. Secondo l’analisi della Camera di Commercio di Varese infatti, il recente provvedimento ha confermato l’importanza degli enti camerali per lo sviluppo e la promozione del sistema delle imprese e delle economie locali, in un quadro di razionalizzazione dei costi, di grande attenzione all’efficienza e alle esigenze e ai bisogni delle imprese.

“Oltre a prevedere funzioni ormai consolidate, come il Registro Imprese, le attività e i progetti per la competitività delle imprese e del territorio, compresa l’internazionalizzazione, l’informazione economica e statistica, i compiti di regolazione del mercato e la gestione di strutture e infrastrutture come i centri congressuali e fieristici – spiega Giuseppe Albertini, Presidente della Camera di Commercio di Varese –, il decreto ne potenzia alcune, sulle quali il nostro ente, peraltro, aveva già iniziato da anni a operare. Si tratta per esempio dell’orientamento al lavoro e alle professioni, dell’inserimento occupazionale ma anche della promozione del turismo e del patrimonio culturale. Questo in considerazione della notevole valenza economica di questi due settori, in Italia come sul nostro territorio”. Le Camere di Commercio potranno inoltre svolgere, nella logica della sussidiarietà, attività di supporto e assistenza alle imprese in regime di libero mercato. Novità che le avvicina ai sistemi camerali europei più avanzati.

Ribadite inoltre le misure di forte razionalizzazione, con la riduzione delle Camere di Commercio italiane da 105 a 60, la diminuzione del 50% del diritto versato dalle imprese, l’introduzione della gratuità degli incarichi per i componenti degli organi collegiali; grande attenzione poi sugli asset immobiliari e partecipativi non strettamente necessari alle finalità istituzionali.

L’accorpamento sarà obbligatorio per le Camere di Commercio con meno di 75mila imprese/unità locali. Da questo punto di vista la Camera di Commercio di Varese, con 87mila unità locali di impresa, non è costretta a fondersi con altre Camere, potendo continuare a rimanere autonoma, su quello che è il territorio provinciale così come è oggi costituito.

“Oltre ai requisiti formali per rimanere autonomi – rilancia Albertini –, a Varese possiamo contare anche su una capacità patrimoniale finanziaria e, non ultima, progettuale. Capacità che occorre attentamente considerare insieme prima di decidere di modificare gli attuali confini di competenza con un eventuale accorpamento. Occorre infatti valutare attentamente il dimensionamento ideale in termini di relazione tra capacità di azione e coordinamento della promozione sul territorio di riferimento. Questo considerando anche la complessità e l’eterogeneità territoriale ed economica varesina, la peculiarità dei confini (internazionali, interregionali, con l’area metropolitana milanese in particolare), la presenza di infrastrutture (Malpensa su tutte) e comprensori urbani (Busto Arsizio da una parte, Luino dall’altra per fare degli esempi) da tenere a sistema e da far dialogare”.

Il presidente Albertini evidenzia quindi la necessità di continuare sulla strada del rigore: “”Certo è che, con la riduzione del diritto annuale del 50%, dovrà proseguire quella forte attenzione ai risparmi già comunque da anni avviata, con un’attenta valutazione di quali potranno essere le priorità d’azione sul fronte promozionale”.

Tutto, restando nell’ottica imprescindibile di non diminuire il supporto alle attività commerciali. “«Speriamo quindi di poter essere nelle condizioni di rimanere al servizio delle imprese di questo territorio, come sempre abbiamo fatto – conclude Albertini -. L’auspicio è che la dovuta e proficua razionalizzazione del sistema camerale italiano non porti a sottrarre autonomia decisionale ai singoli territori e ai singoli contesti imprenditoriali. Contesti che, con gli indirizzi forniti da associazioni imprenditoriali, spesso in piena sintonia con le organizzazioni sindacali, ci hanno visto portare avanti nel tempo progetti di tutto interesse per la competitività del territorio varesino”.