Davanti al Grand Hotel spunta il Muro di Berlino

Inaugurato il 14 aprile 1922, a lungo più che un cinema è stato considerato la vetrina della città. Al punto che anche dopo la sua chiusura – preceduta da un tramonto a luci rosse – e il cambio di destinazione d’uso, per molti varesini è rimasto il Lyceum. Bene ora l’ex gloriosa sala torna a respirare aria di cinema grazie alla Frenesy Film Company che l’ha scelta per ospitare i costumi di scena del remake di “Suspiria”. In perfetto stile anni Settanta come impone il copione del film di Luca Guadagnino, ambientato per l’esattezza nel 1977, l’anno in cui uscì la pellicola di Dario Argento. Se l’horror di allora si muoveva in una scuola di danza (macabra) di Friburgo, quello nuovo punta invece su Berlino. Una scelta che non prevede citazioni per Varese, la città (con Budapest) in cui “Suspiria 2” sarà girato.

A togliere ogni dubbio è la sorpresa che qualche turista o camminatore ha notato: nel parco del Grand Hotel Campo dei Fiori è spuntato un muro. Non proprio qualsiasi visto che reciterà la parte del Muro di Berlino.

Doppia la motivazione della sua presenza: da una parte nascondere tracce varesine, dall’altra affermare appieno la matrice tedesca della vicenda.

Un esterno berlinese – altre citazioni d’obbligo “Il cielo sopra Berlino” e il bellissimo “Goodbye Lenin” – realizzato con pannelli in legno – prima depositati alla vecchia stazione della funivia – ricoperti da un leggero strato di intonaco antichizzato.

Il tutto collocato parallelamente al lato nord dell’albergo che da tempo tale non è. Il lato più cupo, per capirsi quello che guarda verso le Tre Croci. Scelta in qualche modo obbligata considerando che il la to sud, decisamente più mosso, costituisce uno splendido balcone su Varese e la pianura. Come dimostrato con “A Bigger Splash”, remake del francese “La piscina”, Guadagnino non si pone il problema della fedeltà alla storia che lo ha ispirato. Difficile capire se farà altrettanto con la vera Storia. In soldoni: l’Hotel Campo dei Fiori, inteso come scuola di danza, in quale delle due parti della Germania divisa si trova? L’assenza di scritte e graffiti spinge verso Est ma la distanza ravvicinata tra l’edificio e il Muro lascia spazio a qualche perplessità. Comunque sia, domani ci arà il primo ciak.

Dopo l’attrice-rivelazione Mia Goth, prima stella approdata nella Città Giardino, al Palace (ideato da Giuseppe Sommaruga, suo anche il Grand Hotel Campo dei Fiori, entrambi gioielli liberty) in questi giorni sono arrivate Tilda Swinton, con tanto di Oscar all’attivo, e Dakota Johnson (quella delle Cinquanta sfumature). Bisognerà invece attendere ancora un po’ per Chloë Grace Moretz. Cast hollywoodiano, non una novità – Tilda Swinton era anche in “Io sono l’amore” e, con Dakota Johnson in “A bigger Splash” – per Guadagnino che negli States, anche negli States, gode di grande considerazione.

Appena concluse le riprese di “Chiamami con il tuo nome”, il regista palermitano trasferitosi a Crema si prepara a una sfida che andrà oltre l’inevitabile confronto con il film e i fan di Argento. Facile immaginare in questo “Suspiria” una presenza dell’eros – tra i punti forti della poetica di Guadagnino – in grado di spiazzare chi spera solo di provare paura.

Un film made in Varese che potrebbe avere diversi varesini dalla sua.

A proporsi come comparse sono stati in mille; a giorni sapranno se se saranno qualcosa di più che semplici spettatori.