Dateci una tregua legislativa

La Prealpina - 30/05/2017

Se c’è una cosa che gli industriali varesini hanno saputo fare durante gli anni più difficili della crisi è stata quella di non arrendersi mai. Hanno cercato strade nuove, hanno mosso i primi passi sulla via dell’industria 4.0 e hanno speso le loro energie per conquistare nuove fette di mercato, anche all’estero. Si sono mossi, insomma, non sono rimasti con le mani in mano. Ma è stato un percorso a ostacoli. E ieri il loro presidente, Riccardo Comerio, lo ha detto a chiare lettere durante la sua relazione all’assemblea annuale dell’Unione Industriali: «Abbiamo bisogno di una tregua legislativa», ha detto alzando la voce e raccogliendo un applauso scrosciante. Come dire: basta beghe interne ai partiti, polemiche più o meno sterili e una incertezza totale sul futuro del Paese che non fa bene a nessuno. Servono interventi concreti di politica economica che, secondo il numero uno degli industriali varesini, appare «secondaria e dimenticata». Le prove? Un lungo elenco di mancanze che suona come una bocciatura per chi governa la cosa pubblica. «Le ideologie continuano a prevale sul necessario pragmatismo – dice Comerio – come dimostra il caso dei voucher. E nessuno ha ancora visto gli effetti pratici delle tanto decantate riforme della pubblica amministrazione». E poi «non si contano i ritardi nella realizzazione delle infrastrutture mentre il carico degli oneri fiscali e amministrativi continua a pesare sulla competitività delle nostre produzioni». Tutto in salita, insomma. Tutto troppo complicato a fronte della tanto sbandierata semplificazione. Giudizio positivo solo sul Piano Calenda, definito come «un importante passo avanti in termini di politica industriale». Ma «in uno scenario di ripresa economica mondiale – ha sottolineato Comerio – è molto preoccupante constatare che l’Italia è chiamata a fare i conti con un taglio del bilancio pubblico per 30 miliardi di euro nel triennio 2017-2020». Il giudizio è secco. Per l’Unione Industriali «siamo di fronte a una manovra aggiuntiva che possiamo considerare, almeno in parte, una tassa sull’incertezza». Invece «bisogna rimettere in moto la crescita». Una ricetta c’è, si chiama impresa. «L’impresa – ha sottolineato ancora una volta Riccardo Comerio – è il vero motore dello sviluppo di un Paese. Non solo perché senza di essa non c’è lavoro ma anche perché rappresenta il nodo tra il mondo della ricerca e l’applicazione dei risultati nella vita di tutti i giorni. L’impresa genera ricchezza economica e di conoscenza, cambiando le condizioni di vita delle persone. Ecco perché senza impresa è impossibile affrontare la modernità». Modernità significa industria 4.0, quarta rivoluzione industriale ma anche un lavoro costante sui giovani. Gli stessi che Claudio Marenzi, presidente di Herno Spa, dialogando con Paolo Magri, vice presidente dell’Istituto per gli studi di politica internazionale, ha esortato a considerare il lavoro come un dovere e non solo come un diritto, chiedendo apertura e disponibilità maggiori.

Da parte loro, gli industriali varesini con il Pmi day hanno portato in fabbrica 3.500 ragazzi che hanno visitato 110 imprese. Lo hanno fatto per una ragione precisa. E per spiegarlo Comerio cita il suo predecessore, Giovanni Brugnoli: «Dobbiamo lavorare per la cultura di impresa nel nostro Paese: siamo la seconda forza industriale d’Europa, esportiamo l’eccellenza del Made in Italy in tutto il mondo, ma molti giovani neppure lo sanno. E non saperlo significa perdere un’opportunità perché la fabbrica non è solo produzione ma è anche formazione, innovazione e cultura».

 

Le eccellenze varesine

 

Sono diversi i primati della provincia di Varese, snocciolati durante l’assemblea di ieri.

La provincia è ai primi posti per la banda larga, pur nel contesto di un Paese che, come ha sottolineato Comerio, è in ritardo sulle nuove infrastrutture di connessione. La provincia di varese è anche tra i leader in ITalia e in Lombardia per numero di brevetti «anche se siamo ancora lontani dai livelli tedeschi», ha specificato il presidente Univa.

Varese è invece sul podio per quanto riguarda l’occupazione hi-tech, dove con il 12 per cento «superiamo la media tedesca, che si limita al 7 per cento». C’è ancora molta strada da compiere, invece, secondo Comerio, per la formazione scientifica così come, ad esempio, «per il numero di start up innovative».

«Lavoratori protagonisti della ripresa»

 

Dialogo e confronto per combattere le sfide dell’industria: un appello, quello lanciato ieri dal presidente dell’Unione industriali Riccardo Comerio, accolto positivamente dal mondo sindacale. «Abbiamo apprezzato lo spiccato orientamento al futuro e il riferimento all’importanza del dialogo sociale e al confronto con il sindacato territoriale – commenta il segretario generale della Cgil Varese Umberto Colombo -. Il confronto è stato centrale con la crisi e lo è ora per gestire i primi timidi segnali di ripresa del manifatturiero: senza i lavoratori ogni rilancio è impossibile. Importante poi il sostegno agli investimenti. Dovremo anche gestire insieme il passaggio all’industria 4.0, senza dimenticare i temi locali come l’aeroporto che sarà anche il fulcro delle merci ma deve anche tornare ad essere scalo intercontinentale».

Il territorio varesino fa scuola a livello nazionale anche per le buone relazioni fra mondo produttivo e forze sociali: «L’intervento di Comerio dimostra che c’è grande fermento – aggiunge Antonio Massafra, segretario generale Uil Varese -. Bisogna dare atto a Univa di aver stabilizzato qui un bacino sperimentale per il futuro delle imprese, imitato anche in Lombardia. Ora però serve stabilità politica per rendere sempre più attrattiva la nostra economia. Per il sindacato si aprono nuovi spazi anche ripensando alla formazione e all’alternanza scuola-lavoro: vorremmo sottoscrivere un protocollo per scommettere sul futuro dei giovani». Eccolo, l’altro filone centrale dell’assemblea Univa: l’ingresso delle nuove generazioni nel mondo del lavoro. «Gli industriali coinvolgono migliaia di ragazzi in azienda ed è una cosa ottima, anche il sindacato dovrebbe essere coinvolto in un tavolo congiunto – commenta Caterina Valsecchi, segretario generale aggiunto della Cisl dei laghi -. Da una parte puntiamo alla formazione continua per aiutare i lavoratori attuali a essere preparati davanti ai cambiamenti tecnologici, dall’altra tutti insieme, organizzazioni sindacali e forze produttive, dovremmo impegnarci per dare informazioni e facilitare l’inserimento nel mondo del lavoro».

Boccia e i giovani«Sì agli gravi fiscali»

 

Il la arriva dopo il video ad alto tasso emozionale in apertura di assemblea: musiche da cinema, immagini suggestive. E le parole dei grandi del passato e del presente, da Marco Polo a Machiavelli fino alle sfide della modernità produttiva. «Un filmato che mi fa provare due cose: l’orgoglio di essere italiano, vedendo che siamo ancora il secondo Paese industriale d’Europa dopo la Germania, anche se lo sa solo il 30 per cento della popolazione, e il primo al mondo in otto dei 14 settori produttivi. E la rabbia nel pensare a quello che potremmo essere se solo non dovessimo fronteggiare tutte queste criticità. Siamo la pietra angolare del nostro Paese, senza industria non c’è Italia».

Parole intense pronunciate da Vincenzo Boccia, il presidente di Confindustria che ha concluso l’assemblea 2017 di Univa elogiando il territorio, «dove l’anno scorso ho tenuto il mio primo intervento ufficiale da presidente, come da tradizione associativa perché Varese, punta avanzata del nostro sistema, apre il ciclo di assemblee dopo Roma. Qui mi sento a casa perché abbiamo la stessa identità: ci sono persone che parlano e altre che fanno, noi apparteniamo a questa seconda categoria». La stessa concretezza è stata chiesta sul tema dei giovani: «Se davvero vogliamo aiutarli dobbiamo includerli nelle nostre aziende grazie agli sgravi – ha detto strappando un applauso alla platea -. Noi lanciamo una proposta precisa: azzeriamo il cuneo fiscale e i contributi per i primi tre anni in caso di assunzione. Uno sguardo al futuro sperando che «quel più 7 per cento nell’export nei primi mesi dell’anno venga confermato, così da avere 28 miliardi in più a disposizione – aggiunge Boccia -. Abbiamo recuperato due punti di Pil rispetto ai 9 persi dopo il 2008, ma proprio sui giovani sono aumentate le disuguaglianze. Come suggerisce Draghi, dobbiamo usare mezzi non convenzionali. Puntando su export e turismo costruiamo la ricchezza di questo Paese in un mercato, quello europeo, che resta il più ricco al mondo».

Certo, non è acqua passata la sofferenza delle imprese: «Il 20 per cento va molto bene, il 20 per cento molto male e il 60 mediamente – ha svelato il numero uno degli industriali italiani -. Speriamo che le migliori tirino la volata alle altre. Restiamo in una fase delicata, ma di certo non può cadere un Governo sulla questione dei voucher che rappresentano lo 0,3 per cento del monte salari». Segue altro lungo applauso. E poi l’appello all’apertura degli scambi, contro ogni protezionismo in stile Trump, «anche se gli industriali Usa poi votano con noi un documento contrario». Sul fronte politico nostrano, Boccia dice no al proporzionale: «Siamo per il maggioritario e per Governi stabili. Si parla di andare al voto… beh a noi interessa con quali idee, con quale visione di politica economica». Pragmatismo è la parola chiave: serve un’Italia forte in Europa, centrale nello scacchiere mediterraneo.

Infine il presidente scherza: «Se il patto sulla fabbrica non ci riuscisse con i sindacati, potremmo farlo con il Papa, le sue idee ci vedono sempre più in sintonia, con lui possiamo invocare il vero miracolo italiano. Di certo è il momento di superare ansia e paure, puntiamo al confronto e non al conflitto».