Dario Galli: Non è la bella addormentata

Matteo Salvini che litiga con Luigi Di Maio e viceversa, dal decreto Salva Roma al caso Siri, dalla Flat Tax alla Tav, dagli inceneritori agli accordi con la Cina. Mai d’accordo eppure sempre uniti: «Il governo non cadrà», garantiscono, alla fine, i due ministri-vicepremier. Chiunque sia il loro braccio destro, insomma, all’alba sa già che la giornata romana non sarà una passeggiata. Ma nel caso dell’onorevole Dario Galli, 61 anni, leghista nel midollo e viceministro allo Sviluppo Economico, di un dicastero cioè a trazione 5 Stelle, eventuali disarmonie vengono risolte con dosi massicce di pragmatismo (lombardo). Per dire, poco ci manca che a fine giornata spenga lui le luci a Palazzo Piacentini, via Veneto 33. Di sicuro, spegne le polemiche: «Tria ha fatto la fotografia della situazione, ha fatto quello che doveva fare», ha risposto il viceministro in tv a chi gli chiedeva se secondo lui il ministro Tria doveva dimettersi, come Di Maio invocò la scorsa settimana al culmine della polemica sull’aumento dell’Iva. E l’Iva, dunque, aumenterà? Risposta, imperturbabile: «Nei prossimi mesi si troveranno le coperture necessarie per scongiurarlo». Smorzati i toni politici capitolini e domati gli incendi giornalistici, la domenica mattina il viceministro viene spesso avvistato alla sede dell’Associazione Alpini di Tradate, la città di cui è stato sindaco due volte, a mangiare pane e salame, lui ama le cose semplici, come servire il risotto alla festa di San Nazaro nella frazione di Abbiate Guazzone. Il richiamo della provincia. Eppure, durante un recente incontro organizzato dalla The European House Ambrosetti il messaggio finale è stato che la provincia di Varese è come la “bella addormentata”, con un grande potenziale inespresso. Galli, lei della provincia di Varese è stato anche presidente: quali sono questi potenziali inespressi? «È un messaggio finale che non condivido. La provincia di Varese di addormentato ha ben poco. È una provincia straordinaria dal punto di vista socio-economico che soffre da sempre da una parte della concorrenza basata sull’efficienza amministrativa della vicina Svizzera, dall’altra del peso dell’inefficienza dell’amministrazione pubblica italiana. Senza queste due condizioni al contorno, la provincia di Varese sarebbe la numero uno in Europa».

All’inizio di aprile il segretario generale dell’Ocse ha detto senza mezzi termini che l’Italia è in stallo, bocciando la pensione a “Quota 100” e criticando in parte il Reddito di cittadinanza, ovvero le misure più care a Lega e Movimento 5 Stelle. I leader dei due partiti hanno reagito come già avvenuto in passato, in occasione dei rilievi di Bankitalia, dell’Inps, della Commissione Europea: non si intromettano, per noi conta quello che pensano gli italiani. Ma perché le critiche fanno così paura al governo? «Non fanno assolutamente paura, il ridimensionamento della prospettiva economica è legato alla situazione economica europea che ha rallentato negli ultimi mesi. Facile ricordare che i due provvedimenti citati di fatto non sono ancora operativi e quindi non possono aver dato nessun contributo negativo. Oltretutto, bisogna ricordare agli organismi internazionali che noi siamo stati eletti dai cittadini italiani e solo a loro dobbiamo rispondere».

Lei è stato nel Consiglio d’amministrazione di Finmeccanica, nominato nel 2011 dall’allora ministro Tremonti. Da alcuni anni, dai tempi della presidenza di Moretti, i nomi gloriosi AgustaWestland e Aermacchi sono scomparsi sotto la generica dicitura “Divisione elicotteri e velivoli” e anche la cabina di comando si è spostata dalla provincia di Varese a Roma: i varesini devono considerarlo uno scippo oppure, dal punto di vista del business, lei ritiene che sia stato meglio così? «L’industria aeronautica è nata nelle nostre zone, nella nostra provincia. L’impostazione ipercentralista degli ultimi anni, che ha dato origine a quelle definizioni e all’eliminazione dal nostro territorio di marchi storici, non mi pare abbia dato risultati straordinari. Mi auguro che in futuro si possa in qualche modo recuperare la situazione precedente». In Italia ci sono 7 milioni di disoccupati eppure parecchie aziende, anche nel nostro distretto industriale, cercano invano operai specializzati. Anche lei è fra coloro che invitano i giovani ad appassionarsi di più alle materie tecniche e meno alla letteratura? «Questo è il problema storico del distacco tra sistema scolastico e necessità dell’industria, con conseguente disponibilità di posti di lavoro non coperti. L’autonomia regionale, sostenuta fortemente dalla Lega, potrebbe essere un potente strumento per avvicinare il sistema scolastico ai distretti industriali come il nostro».

Quando si parla di disoccupati si pensa sempre ai giovani, dimenticando i cinquantenni: troppo giovani per andare in pensione, troppo vecchi (e costosi) per essere assunti. Che cosa fa il governo per loro? «”Quota 100” è un primo importante passo nel superamento della Legge Fornero: va comunque nella direzione di sistemare alcune situazioni che questa aveva creato. Per gli altri casi, personalmente ritengo che la strada più efficace sarebbe quella di introdurre importanti sgravi per quelle aziende che assumono disoccupati di lungo corso». Gli imprenditori italiani chiedono al governo una visione di lungo periodo, ma più volte hanno dimostrato di non avere molta fiducia che ciò accada: che cosa risponde? «I primi mesi di attività di questo governo sono stati dedicati alle questioni più strettamente politiche. Nonostante questo, nella Manovra finanziaria dello scorso anno erano già presenti importanti novità per il settore industriale e per l’economia in genere. Ricordiamone solo alcuni: 15 per cento per le partite Iva fino a 65mila euro, 40 per centro di detrazione sui capannoni industriali, riduzione dei premi Inail, che insieme ad altre iniziative sono state poco sottolineate dai media. Nel DL Crescita e nello Sblocca-cantieri, entrambi in dirittura di arrivo, sono contenute altre importanti iniziative». Industriali pessimisti e ingrati, quindi? «Questo governo, e soprattutto la sua componente leghista, è particolarmente attento a tutto quanto serve per la ripresa economica del Paese. Non dimentichiamo comunque che per la maggior parte dei cittadini c’erano altre problematiche particolarmente importanti rispetto alle quali si sono ottenuti risultati veramente importanti: pensiamo solo al controllo dell’immigrazione clandestina e alla sicurezza in generale. Possiamo comunque rassicurare tutti riguardo il fatto che, ottenuti questi importanti risultati, i prossimi mesi saranno dedicati completamente alla ripresa economica». Lei è leghista da sempre, personaggio di punta sia ai tempi della Lega Nord fondata da Umberto Bossi che con la nuova Lega, senza il Nord, di Matteo Salvini: altri si sono persi per strada, lei no. Qual è il suo segreto? «Nessun segreto, sono sempre stato un leghista convinto e mi sono sempre messo a disposizione del partito. Ho sempre voluto avere però, almeno parzialmente, un collegamento con il mondo del lavoro reale: questo mi ha permesso di avere sempre un rapporto sereno ed equilibrato con la politica»

Lei è stato sindaco di Tradate e presidente della Provincia di Varese, quindi ben conosce le difficoltà di amministrare gli enti locali. Difficoltà che negli ultimi anni sono diventate più evidenti sotto il profilo economico: al punto che i sindaci, compresi quelli di comuni medio- grandi, dicono apertamente di non avere neppure i fondi per asfaltare le strade. Ancora più grave la situazione delle Province, sopravvissute sì al progetto di abolirle ma rimaste con i bilanci asfittici. «Questo governo, ovviamente su pre
«Questo governo, ovviamente su prevalente spinta della Lega, ha già iniziato un importante percorso: nella scorsa Finanziaria abbiamo allentato il Patto di Stabilità, dato 400 milioni di euro a fondo perduto ai piccoli comuni, raddoppiato con gli interventi in corso. La soluzione finale potrà arrivare solo con l’introduzione dei costi standard nella Pubblica amministrazione. Per quanto riguarda le Province, chiedere al Partito democratico e all’ex ministro Delrio». In un recente incontro sull’Europa lei ha detto che altri Paesi sono più forti dell’Italia non perché più produttivi di noi ma perché non sono vincolati dalla nostra diseconomia: ad esempio, il costo del lavoro è squilibrato rispetto alle buste paga. A quando il giorno della “riscossa”, per l’Italia? «“Riscossa” è una parola grossa, comunque ci stiamo provando. I primi interventi sulla riduzione delle tasse alle imprese sono presenti sia nella scorsa Manovra di bilancio che negli attuali provvedimenti. La battaglia della Lega per il prossimo futuro è la Flat Tax per le imprese e i cittadini e la riduzione progressiva del cuneo fiscale». Fra un mese si terranno le elezioni europee: come dovrà essere la “nuova” Europa? «Spero diversa da quella burocratica, mercatista e inconcludente degli ultimi decenni. Noi non siamo mai stati contro l’Europa ma contro questa Europa: se Europa deve essere, deve essere dei popoli e dei valori della nostra tradizione». ©