Dall’estero pagamenti in ritardo

La Prealpina - 16/11/2016

Esportazioni in calo e difficoltà a ottenere i giusti pagamenti. Insomma, si fa presto a dire export, fa notare l’Unione Industriali. Soprattutto in una provincia che vende all’estero il 43,3% del valore aggiunto prodotto, l’andamento dei mercati di oltre confine non è solo fondamentale, ma vitale. Eppure per le imprese non c’è solo il rischio di assistere, come negli ultimi mesi, ad un calo del trend delle esportazioni (-4,3% il dato per le imprese del Varesotto nel primo semestre).

«Non basta piazzare il prodotto, firmare il contratto e spedire la merce – spiega Marco Crespi, responsabile dell’Area Finanza e Agevolazioni dell’Univa -, per l’azienda c’è sempre un rischio: quello di non essere pagata, o esserlo con tempi biblici, tali da mettere in difficoltà la liquidità».

Problemi sempre più frequenti sui mercati internazionali. In Brasile il 92% dei fornitori registra ritardi nei pagamenti sul 50% del valore delle fatture. Rapportando le percentuali a livello locale, si arriva a 62 milioni di euro nel 2015. Il 90% dei fornitori dell’Asia orientale registra ritardi nei pagamenti. In questo caso, a livello varesino, la trasposizione si traduce in 927 milioni di euro pagati in ritardo. Ciò costringe il 25% degli operatori internazionali che interagiscono con le economie del Far East a chiedere finanziamenti in banca e, nel 22% dei casi, a chiedere aumenti nello scoperto bancario. E poi ancora, ci sono i rischi legati ai Paesi africani, come Algeria ed Egitto, dove si registrano cali di liquidità. Per non parlare di chi sta provando ad esportare in Iran, dopo la sospensione dell’embargo. A cercare di dare delle risposte è stato uno degli incontri del ciclo “Approfondimenti di Finanza – Scuola d’impresa”, organizzato dall’Area Credito ed Agevolazioni dell’Unione Industriali. «In ogni scambio commerciale – spiega Maurizio Perelli, Responsabile Ufficio Trade Finance di Intesa Sanpaolo – il venditore e il compratore presentano esigenze divergenti che risultano amplificate nel commercio internazionale per la distanza geografica e spesso anche culturale». Il rischio che si cela dietro ad un contratto internazionale redatto con troppa superficialità, il trasporto della merce sottoposto a tragitti più lunghi, il rischio di cambio, il rischio Paese. «La banca ha il compito di assistere le imprese a livello sia di consulenza, sia di strumenti da mettere a disposizione della sicurezza degli scambi internazionali».