Dalla parte di Malpensa

La Prealpina - 06/10/2020

Non c’è solo l’i ncertezza legata all’andamento della pandemia da Coronavirus a preoccupare le imprese varesine. Ma, ad accumulare
preoccupazione, nonostante il rimbalzo dell’estate, ci sono le tensioni internazionali e il calo dell’export iniziato prima del Covid, la capacità dell’Italia di cogliere le opportunità del Recovery Fund e, più territorialmente, la questione Malpensa.

A dar voce a timori e aspettative degli imprenditori di uno dei territori
a più alta densità manifatturiera in Italia è stato il presidente dell’Unione degli industriali della Provincia di Varese, Roberto Grassi, durante l’evento digitale di ieri intitolato “Disegniamo il futuro”.
L’affondo è arrivato proprio sulla situazione che sta vivendo lo scalo varesino: «Sono passati vent’anni dalla nascita di Malpensa 2000 e le infrastrutture di collegamento non sono ancora del tutto ultimate. Nello stesso periodo la vicina Svizzera ha completato il progetto dell’AlpTransit, costato circa 28 miliardi di euro». E noi? «Noi», ha detto Grassi, «abbiamo recentemente stanziato 3 miliardi per l’ennesimo salvataggio di
Alitalia e, nonostante ciò, non riusciamo a garantire nemmeno un collegamento della compagnia di bandiera da Malpensa a Roma e un’adeguata rete diffusa di collegamenti con il resto del mondo.
Tutti i Governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno sempre pensato a tenere in vita un’azienda ormai morta da almeno dieci anni,
sacrificando sul suo altare una qualsiasi strategia di sviluppo organico del trasporto aereo nazionale. Come imprenditore e cittadino sono
sconfortato».

Dopo lo sconforto sul futuro di Malpensa, Grassi ha poi cercato di indicare una rotta, a partire dalla parità di condizioni con i nostri competitor
(«almeno quelli europei, iniziamo da lì»), equità e sostenibilità fiscale («la tassazione sul lavoro è più alta della tassazione sulle rendite finanziarie, è logico?»). E ancora: contesto in cui il lavoro possa tornare a crescere («dobbiamo investire sulla crescita della produttività e un aumento delle competenze»), semplificazione («siamo sempre tutti d’accordo serve solo passare all’azione»), investimenti nelle nuove filiere («come quello dell’auto elettrica»).
Il presidente di Univa, però, non ha voluto solo fare un elenco della spesa e delle proposte alla politica. Tre le sfide su cui il Consiglio di presidenza sta concentrando forze e risorse: la sfida della sostenibilità, «interpretata a tutto tondo, da quella ambientale con lo sviluppo dei nuovi materiali, a quella sociale con la conciliazione lavoro/famiglia», la sfida dell’innovazione, «tutte le nostre imprese, vuoi per i prodotti, vuoi per
processi, vuoi per la distribuzione al mercato saranno impegnate nella trasformazione digitale», la sfida dell’internazionalizzazione «per il riposizionamento nelle nuove catene del valore».

Tre voci, su ognuna delle quali l’Unione industriali varesina si sta
muovendo con uno o più progetti di accompagnamento delle aziende verso la modernità sui campi dell’economia circolare, del welfare aziendale, dell’industria 4.0, dell’export.

Infine, ma lo si dice ampiamente anche prima della pandemia, almeno da oltre un decennio, «abbiamo bisogno», ha concluso Roberto Grassi,
«che prenda corpo con più decisione la domanda interna, che le persone tornino ad avere fiducia e ad affrontare senza paura del domani anche
consumi impegnativi, come possono essere l’acquisto di un’automobile o di un elettrodomestico. Serve che si riavvii il ciclo di investimenti delle imprese, magari per inseguire la spinta dell’i n n o v azione e della digitalizzazione, anche sul fronte dei macchinari, settore che vede Varese
in prima linea».

Zona logistica semplificata e talenti

Sullo sfondo di una situazione attuale tutt’altro che rosea, molte speranze sono affidate al tanto citato Recovery Fund «che può essere un’opportunità anche per il Varesotto», ha sostenuto il presidente di Univa, che ha lanciato due proposte di impiego molto legate al territorio prealpino.

La prima: Malpensa. «L’aeroporto non è bloccato solo dalla questione Alitalia. Manca una strategia generale di sviluppo del trasporto aereo nazionale. Di questo nelle prime linee guida redatte dal Governo non c’è traccia. Serve un progetto di istituzione di una Zona logistica semplificata (Zls), che metta a disposizione del nostro aeroporto le stesse agevolazioni previste per i porti».

La seconda: i giovani. «Da una parte serve rendere strutturali i finanziamenti agli istituti post-diploma degli Its per saldare la formazione
con l’esperienza delle imprese; dall’altra siamo un territorio di confine
con la Svizzera, sappiamo cosa vuol dire perdere talenti, dobbiamo
bloccare il fenomeno con un sistema di inserimento agevolato pluriennale nel mondo del lavoro attraverso un sistema graduale di adeguamento delle aliquote contributive».