Dalla Liuc alle passerelle Ecco la scarpa “vegan”

Le scarpe “vegan” conquistano un posto in prima fila alla Settimana della Moda: la consacrazione di Opificio V, la startup di Paola Caracciolo, ex studente Liuc, che oggi svela il nuovo brand, Nemanti Milano, e il nuovo logo. «Per internazionalizzarsi e crescere ancora di più». Opificio V, la startup di Tradate fondata da Paola Caracciolo, oggi a Milano, in via Fiori Chiari, nel cuore di Brera, svela ufficialmente il proprio “rebranding”: si chiamerà Nemanti Milano e avrà un temporary shop nello spazio Fiorichiari, fino al 26 settembre, per tutta la Milano Fashion Week. Lo slogan di lancio dell’operazione di rebranding è «nuovo logo, stesso ethos». Perché la startup di Paola Caracciolo, che dopo essere finita sulle pagine del libro curato dal rettore della Liuc Federico Visconti (“Startup!”) ieri è stata chiamata come testimonial al Matricola Day di fronte agli studenti del primo anno delle lauree magistrali, rappresenta «un’evoluzione del Made in Italy» in senso etico. Rispetto per tre Un approccio che, fin dagli inizi con la primissima esperienza con Veg Italian Style nel 2006, si sviluppa lungo tre assi: il rispetto degli animali, con la rinuncia al cuoio e alle pelli in favore di materiali “cruelty free”; il rispetto dell’ambiente, grazie all’impiego di materiali vegetali, spesso frutto di riciclo o riuso, ad impatto ambientale zero e il rispetto del lavoro e della tradizione dell’artigianato italiano, a cui si rivolge esclusivamente l’impresa. «Il Made in Italy nella moda, per qualità, manifattura e artigiani, è un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale – sottolinea Paola Caracciolo – noi portiamo avanti il lavoro dei nostri artigiani, dando un valore aggiunto. Può essere un’evoluzione: la nostra oggi è una realtà abbastanza unica a livello mondiale». Se le linee dei prodotti non tradiscono lo stile, il design e l’eleganza tipicamente italiani, la differenza la fanno i materiali: dai tradizionali lino, cotone cerato e legno, ai più innovativi, come l’alcantara a zero emissioni o l’ecopelle derivata dagli scarti della produzione di cereali, fino all’ultima novità della “pellemela”, ottenuta dai torsoli delle mele scartati dalle industrie agroalimentari e cellulosa pura al 100%. Tutti vogliono il made in italy «Facciamo tantissima ricerca sui materiali, bisogna sempre imparare qualcosa di nuovo – confessa Paola Caracciolo – Il riscontro del mercato? Fantastico, grazie al cambiamento della domanda e all’esplosione del mondo “vegan”. Magari in Italia siamo ancora un po’ indietro rispetto ad altre realtà, ma devo dire che all’estero la scarpa italiana, di lusso, fatta bene, artigianale e in più con materiali innovativi, è un qualcosa che effettivamente è molto ricercato». Già oggi Nemanti ha come propri mercati di riferimento prevalentemente quelli esteri, «in particolare – sottolinea l’imprenditrice – quei Paesi dove il veganesimo è più sviluppato, come Usa, Uk, Germania, Canada, Australia. Ma cresce costantemente anche l’Italia, dove sono circa sei milioni le persone che si avvicinano a questa scelta di vita etica». E le prospettive di Nemanti, oggi un’impresa che impiega quattro persone, sono, secondo il business plan, di una crescita a «cinque milioni di euro in cinque anni, un obiettivo che pensiamo sottostimato rispetto all’evoluzione commerciale che ci aspettiamo»