Da Palazzo Lombardia a capo del Governo Roma tenta Maroni

Giorgio Gori, candidato del centrosinistra per Palazzo Lombardia, ieri era in pellegrinaggio politico nel Varesotto. Segno che l’avvicinarsi delle urne (c’è chi parla del 18 marzo come data possibile per l’election day tra Regionali e Politiche) sta mettendo in fibrillazione i partiti. Che, manco a dirlo, prendono tempo.

Anche se sull’altro versante, quello di centrodestra, girano con insistenza voci dell’approssimarsi di un clamoroso colpo di scena: la rinuncia di Roberto Maroni alla ricandidatura a governatore per puntare su Palazzo Chigi.

Vero? Falso?

In un periodo di fake news e di conseguenti polemiche sul tema tra alcuni politici, l’indiscrezione può apparire farlocca. Attenzione, però: alla domanda di un giornalista quando sarà ufficializzata la sua candidatura per la Regione, Maroni ha risposto tra l’ironico e il piccato: «Io faccio il governatore, quando verranno depositate le liste scoprirete chi è il candidato. Ho letto sui giornali che i candidati saranno Maroni, Gori e Violi. Quindi bene così. Avete obiezioni? Io no».

Resta da capire il tono della dichiarazione, a fronte di passate, precise conferme del diretto interessato sullo stesso argomento: «Resto in Lombardia. Punto».

Sta cambiando qualcosa? La sensazione è che, candidando a premier il generale dei carabinieri Leonardo Gallitelli, Silvio Berlusconi abbia inteso confondere le acque. Fantapolitica? Chi la sa lunga sostiene che ci sia del vero, che nel centrodestra ci stiano quanto meno pensando: Maroni è un leghista moderato che vanta una proficua e lunga esperienza governativa. Se poi la cosa abbia gambe per camminare, chi può dirlo? Il rischio è di disorientare l’elettorato lombardo e di indebolire il centrodestra. Nel caso, per la presidenza della Regione, correrebbe Mariastella Gelmini, coordinatrice lombarda di Forza Italia. Che all’indomani della tre giorni forzista di Milano, in una intervista al Corriere della Sera ha messo le mani avanti circa l’alleanza con la Lega nord per le Regionali. «Credo che Forza Italia abbia dimostrato la sua centralità. Adesso ci aspettiamo di essere invitati dal governatore Maroni per condividere il programma dei prossimi anni».

Affermazione che pone subito i puntini sulle i: nessuno pensi di decidere senza di noi. A completare il quadro del centrodestra interviene infine Lombardia Popolare, la componente alfaniana al Pirellone che ha preso le distanze dalla scelta nazionale di Alternativa popolare di collocarsi a sinistra.

Il suo referente Raffaele Cattaneo è stato durissimo con Alfano, paragonandolo in una intervista, in virtù della mutazione genetica del partito, nientemeno che al dottor Mengele, il medico di Auschwitz. Una provocazione per dimostrare come una formazione nata a centrodestra non possa snaturarsi per andare con la sinistra. Lombardia popolare è comunque pronta alla scissione da Ap per restare, senza se e senza ma, con Roberto Maroni.

E a sinistra? Gori sta componendo la cornice delle liste. Al netto della diatriba per l’election day (il Pd vorrebbe elezioni separate tra Regionali e Politiche, il centrodestra invece no), il sindaco di Bergamo si muove a spron battuto. Lo sosterranno di sicuro quattro formazioni: quella dei dem; una seconda di Campo progressista (Pisapia) alla quale, in Lombardia, potrebbero aggiungersi altri gruppi della sinistra/sinistra, compreso Mdp; due liste civiche, una con il nome di Gori nel logo e composta da esponenti della società civile, una seconda di amministratori pubblici.

C’è già il nome: Obiettivo Lombardia per la autonomie. Ci lavorano il deputato saronnese Gianfranco Librandi e il suo braccio destro Maurizio Andreazza. I due stanno aggregando esponenti del Varesotto (Lega civica?) e rappresentanti del Bresciano, della Bergamasca e del Comasco. Aree periferiche a predominanza leghista, dove Obiettivo Lombardia intende presenziare per provare a drenare consensi proprio al Carroccio. Infine, probabile che Giorgio Gori venga sostenuto da Alternativa popolare, fronte di Angelino Alfano, se mai dovesse riproporre a Milano lo scenario delle alleanze romane.

Contesto semplificato con il Movimento 5 Stelle: candidato alla presidenza è il bergamasco Dario Violi, scelto via web. I grillini escludono alleanze e, quindi, complicazioni negoziali per accontentare tutti.