Da Monaco fino a LatinFiexpo

La Prealpina - 08/08/2016

«Bailando» a Busto Arsizio. Con la complicità di giornate tropicali, sul palco di Malpensa Fiere si è abbattuto un evento che ha avuto gli effetti di un monsone musicale. Nella rassegna del LatinFiexpo 2016, era di cartellone il duo Gente de Zona. Sulle trascinanti note di percussioni e trombe, secondo il dettame della tradizione musicale cubana classica, pure contaminata da vari altri generi caraibici e internazionali, che la fanno catalogare sotto la voce “reggaeton”, il pubblico bustocco si è scatenato in cori e balli improvvisati, ma sempre dotati di una qualche maestria, indice della familiarità con il genere che tutti accomunava. Anche perché chiamare bustocco il pubblico composto da migliaia di persone assiepate sotto il palco a lato dello svincolo autostradale è da intendersi in senso puramente convenzionale.

Non che di bustocchi veri o di bustesi difettasse la folla, ma a fare la parte del leone era certamente la gente venuta da fuori. Alla prima tappa italiana del tour mondiale che Alexander Delgado e Randy Malcom Martinez stanno conducendo per lanciare il loro ultimo album “Visualizate”, registrato con la Sony, sono venuti da ogni dove. Celeste Bressi, Annalisa Curkovic, Laura Piccinini e Raffaella Bisio sono ventenni italianissime e, in fondo, hanno solo dovuto cambiare aeroporto: «Veniamo da Linate e, se possiamo, quando sono in zona, non ci perdiamo un concerto dei Gente de Zona. Siamo andate al Forum di Assago per il Festival Latino, poi a Desenzano. Questo sarà il quarto concerto che seguiamo. Il motivo? Basta guardarlo Delgado. Bello, carismatico. Li abbiamo conosciuti la prima volta, quando ballavamo latino americano. Ora abbiamo smesso di ballare, ma la passione per la loro musica è rimasta», assicurano. A non smettere di ballare è una coppia di provetti che attira l’attenzione di molti. Vengono da Münich, dicono, Monaco di Baviera. Si chiamano Thomas e Iris, tedesco di Germania lui, qualche stilla di sangue latino lei: «Siamo venuti qua in macchina. Ore di viaggio, ma per loro questo e altro. È il secondo concerto che seguiamo», affermano in inglese. Benché vengano da più vicino, anche la trasferta della compagnia di Francy Rosa e Aries Ramirez ha qualcosa di epico: «Quattro macchinate piene. Siamo amiche con compagni e single. Siamo sudamericane di origine. Io sono cubana, lei è brasiliana. Poi ce n’è dal San Salvador e da Santo Domingo», riassume Aries, confermata dal compagno Massimo, italiano, stregato dal sound latino. Anche il gruppo comasco balla e scatta fotografie e alza le mani su invito dei cantanti e si impegna a fondo perché la serata resti indimenticabile.Claudio e Scestyr, invece, vengono da Verbania e devono stare più tranquilli. Hanno la bimba di tre mesi nella carrozzina: «Gente de Zona piace perché è coinvolgente, allegra. Sarà il quinto concerto che seguiamo. Ne abbiamo visto uno anche all’Avana, esattamente un anno fa, quando eravamo a Cuba per vacanza».

A guidare una macchina di cinque persone da Cuneo ci ha pensato Susy, cubana da vent’anni in Italia: «Hanno una marcia in più. Fanno una musica nuova, che è cubana ma anche internazionale. Unisce un po’ tutta la musica latina. Per questo piace».

Sul palco sventola la bandiera di Cuba

Mentre il console si accomoda tra i tavolini del settore riservato ai vip, Randy Malcom Martinez sventola idealmente la bandiera bianco-blu, con l’inconfondibile triangolo rosso, stellato al centro: «Se mi sento ambasciatore della mia terra? Claro que sì. Non è un caso che la bandiera di Cuba non manchi mai nei nostri concerti», ha risposto il cantante durante la conferenza stampa che anticipava un concerto durante il quale a sventolare le bandiere cubane, e i fazzoletti e le bandane, ci pensava il numeroso pubblico.

Come per Alexandre Delgado, fondatore e leader del duo Gente de Zona, la fierezza di appartenere alla terra dell’Avana non difetta di simpatia, semplicità ed empatia con chiunque abbiano di fronte. È forse questo l’ingrediente speciale di un successo, che da due anni a questa parte, prima con la complicità dello spagnoloEnrique Iglesias, seguita dalla collaborazione con lo statunitense Marc Anthony per “La Gozadera”, ha fatto conoscere il duo in mezzo mondo: l’evoluzione contemporanea dei Perez Prado, dei Buena Vista Social Club, di un paese magari politicamente controverso, ma dal fascino indiscutibile, che ha nel sangue la musica e la capacità di coinvolgere, di fare festa a qualsiasi latitudine. Se non è una rivoluzione questa, poco ci manca.