Da Lugano a Malpensa con un treno ogni ora

Tredici chilometri di ferrovia, tanto potrebbe bastare per cambiare il futuro di una regione intera. L’Arcisate-Stabio si avvia alla conclusione, l’apertura è in programma il prossimo 7 gennaio e, nonostante un’estensione relativa del percorso, le novità saranno moltissime da un lato all’altro della frontiera.

Se ne è discusso l’altra sera nell’auditorium della scuola “Manfredini” in via Dalmazia a Varese, dove la Provincia, il Comune, l’Associazione nazionale costruttori edili, gli Ordini e i Collegi professionali di ingegneri, architetti, geometri e periti industriali, Confartigianato e Cna hanno organizzato un doppio appuntamento: prima un seminario rivolto ai rappresentanti degli enti locali e delle associazioni imprenditoriali e professionali, poi un incontro pubblico aperto alla città.

«Abbiamo invitato il Laboratorio Ticino dell’Accademia di Architettura di Mendrisio che da anni sta lavorando sul triangolo Insubrico, la zona che comprende Mendrisio, Varese e Como», ha sottolineato il direttore di Ance Varese Juri Franzosi. «Nei loro studi si sono soffermati particolarmente sul rapporto tra sviluppo territoriale e infrastrutture, così volevamo capire se quanto creato in Svizzera per cogliere al meglio tutte le opportunità potesse essere realizzato anche da noi».

Docenti e amministratori si sono confrontati con una domanda allo stesso tempo semplice e complessa: «Dove ci porterà la nuova ferrovia internazionale?».

I primi a rispondere sono stati l’economista Remigio Ratti, che ha illustrato possibilità e scenari dello sviluppo transfrontaliero, e l’architetto e direttore di Laboratorio Ticino Michele Arnaboldi.

«L’Arcisate-Stabio – ha chiarito Ratti – è un’infrastruttura che va letta in uno scenario ampio, perché permetterà di congiungere lo spazio metropolitano padano con quello dell’altopiano svizzero». Un’area circoscritta, ma dalle immense potenzialità: se partendo dal confine si tracciasse un cerchio di appena 25 chilometri di raggio al suo interno sarebbe racchiuso più di un milione e mezzo di abitanti, numero che crescerebbe esponenzialmente se si arrivasse a toccare l’area milanese.

«Finora la parte meridionale della linea è quella che ha avuto più problemi, ma entrati a regime avremo un treno ogni ora che arriverà da Lugano a Malpensa e un flusso giornaliero di viaggiatori che potrà toccare le cinquemila unità».

Varese guadagnerà in termini di accessibilità, crescerà l’attrattiva dei luoghi che circondano tutta la rete e sarà possibile valorizzare e sviluppare nuove nicchie di mercato.

«Tutto però deve partire dal piano del paesaggio. E’ infatti quest’ultimo che detta le regole alla nuova urbanizzazione e non l’opposto», ha ammonito Arnaboldi. «Solo così si darà una nuova dimensione a tutta l’area: la politica spesso ha paura di progetti a lunga scadenza e su grande scala perché per i risultati occorre tempo, ma è l’unico modo per rendere migliori luoghi che già da soli sprigionano grande energia».

La platea degli amministratori locali ha subito risposto, con l’assessore alla pianificazione territoriale del Comune di Varese Andrea Civati, il sindaco di Induno Olona Marco Cavallin e quello di Lozza Giuseppe Licata. «I cambiamenti o vengono gestiti o si subiscono», ha detto Cavallin; così occorrerà «una governance condivisa per intuire e capire i processi in atto e programmare gli sviluppi».

Il futuro non aspetta, farsi cogliere impreparati potrebbe essere fatale.