Cultura hi-tech: ai musei con un’app

La Prealpina - 30/09/2016

Non solo Pokemon Go nelle strade di Varese, anche i sei musei della rete “VareseMusei” stanno al passo coi tempi sfruttando le tecnologie avanzate e scenderanno virtualmente in piazza con l’obiettivo di essere il più possibile a portata di mano. Perciò, a partire dalla prossima primavera, puntando il proprio cellulare, sul quale sia stata scarica l’apposita applicazione, su uno dei cartelli stradali (per capirci, quelli marroni che conducono ai musei), compariranno sullo smartphone dei brevi trailer descrittivi di ciò che è possibile visitare. Di questo e di come creare opportunità con le imprese del territorio in ambito culturale si è parlato al workshop “Valorizzare la cultura per valorizzare il territorio. Strategie, prodotti e tecnologie abilitanti”, un incontro promosso dal Lab#ID di Liuc, con il contributo della Camera di Commercio e in collaborazione col Comune di Varese, e dedicato alle istituzioni e imprese della filiera della cultura e del turismo.

«Il nodo da cui partire – ha detto l’assessore alla Cultura Roberto Cecchi, è come rendere fruibile il patrimonio culturale in modo che esso diventi opportunità per il paese». Tecnologia, cultura, ingegneria e musei accorciano dunque le distanze tra loro e questo può avere ricadute positive dal punto di vista del turismo, e quindi a beneficio economico, se si ha l’ambizione di avere una fruizione non solo mordi e fuggi ma puntando invece sull’invogliare a permanenze turistiche più prolungate. Tra l’altro il numero di imprese della filiera culturale a Varese è 5.444, il 7,7% del totale provinciale, Varese è al 23esimo posto in Italia su 110 province. «Un altro progetto che vorremmo lanciare – ha spiegato Alessandro Castiglioni, curatore del Museo Maga – è quello dell’incubatore creativo, ovvero aziende che “ospitano” artisti: i secondi potrebbero imparare il know how manifatturiero e le prime incrementare il tasso di innovazione tramite l’apporto creativo. Penso al settore tessile, in particolare i ricamifici, a quello dei materiali plastici, ma anche a quello logistico».