Crolla il credito alle imprese: persi 267 milioni

La Prealpina - 05/05/2017

Brusca sforbiciata nei prestiti al mondo produttivo della provincia: secondo i calcoli dell’Unione industriali, soffermandosi sul solo ammontare degli impieghi a fine 2016 delle banche tra le imprese “non finanziarie” locali, il calo è netto: -267 milioni di euro, che si traduce in un -2,9% rispetto ai livelli di giugno dello stesso anno. In pratica si è passati da un valore del credito alle imprese di 9,116 miliardi a 8,849 miliardi. In generale calano ancora i prestiti nel Varesotto. Gli impieghi del sistema bancario sul territorio, a dicembre 2016, risultavano essere pari a 20,7 miliardi di euro, contro i 20,913 miliardi di giugno dello stesso anno. In pratica (dati Banca d’Italia), tra famiglie e imprese, è stato perso per strada un credito che ammonta a 213 milioni di euro, con una discesa percentuale dell’1%. A dirlo è l’Indagine sul Credito relativa al quarto trimestre 2016, svolta da Univa. Numeri che dimostrano come a trainare al ribasso il trend degli affidamenti nel sistema economico varesino siano stati soprattutto i prestiti alle imprese. E questo a fronte, invece, di un aumento dei depositi che sono passati da un valore di 19,736 miliardi di giugno 2016, a quello di 20,198 miliardi di dicembre. Il risparmio dei varesini è cresciuto di 673 milioni di euro, con un balzo in avanti percentuale del 3,45%.

A livello di tassi di interesse, solo il 19% delle imprese segnala ulteriori aumenti.

«Un dato – spiegano dall’Area Credito dell’Unione Industriali – coerente con un Euribor ai minimi storici e il generale basso costo del denaro». Come dire: una buona notizia, ma non poteva essere altrimenti. Tra i pochi che hanno registrato un aumento degli spread, il 38% lo ha rilevato sugli scoperti del conto corrente, il 28% sugli anticipi fatture, il 17% sugli anticipi export e il 15% sugli anticipi export.

Sta poi cambiando, e non sempre in meglio, lo scenario legato alle garanzie che il sistema produttivo deve dare a copertura dei finanziamenti. Il 18% delle imprese ha segnalato, infatti, che a fronte dei fidi già in essere è stata richiesta una garanzia aggiuntiva che non era prevista in precedenza. Tra queste, nel 41% dei casi si è trattato di una fideiussione personale chiesta all’imprenditore, nell’altro 59% la pratica ha coinvolto il Fondo Centrale di Garanzia e dei Confidi. A vivere meglio il rapporto con il mondo bancario sono le imprese maggiormente internazionalizzate, quelle che hanno un fatturato legato all’export maggiore del 40%.