Crisi metalmeccanica Territorio in affanno

La Prealpina - 09/02/2017

Metalmeccanica in Lombardia, Varese è la terza provincia più coinvolta dall’onda lunga della crisi (dopo Milano e Brescia) nel secondo semestre del 2016. A certificarlo è il 42esimo Rapporto della Fim Cisl. I dati luglio-dicembre 2016 parlano di 63 aziende e di 2.600 lavoratori coinvolti dalla crisi nel Varesottto. Premesso che in regione la cassa integrazione è diminuita del 49% (in diminuzione anche i licenziamenti), a livello provinciale continua a prevalere la cassa integrazione ordinaria con ben 1.404 interventi. Più di 740, invece, gli interventi di cassa integrazione straordinaria. Risulta inoltre accentuato il ricorso alla mobilità: Varese, con 455 lavoratori coinvolti, è la seconda provincia a livello regionale dopo Milano (855 lavoratori). Da segnalare, inoltre, la presenza dei contratti di solidarietà, generalmente utilizzati per fronteggiare le crisi occupazionali e le espulsioni dal processo produttivo, che vedono interessati in particolare i territori di Brescia, Varese, Como e Milano. Ancora: le cessazioni di attività colpiscono in modo preponderante i lavoratori di Varese e Milano. Quanto alla distribuzione della crisi nelle diverse classi d’impresa, il report del sindacato metalmeccanico cislino mostra l’incidenza rilevante delle sospensioni in moltissime piccole aziende lombarde: sono 540 le realtà interessate sotto i 100 dipendenti, rispetto alle 72 sopra i 100 addetti. In tutti questi casi pesa per più del 50% la cassa integrazione ordinaria.
 «È una conferma del persistere della crisi e della deresponsabilizzazione di diverse aziende rispetto all’impatto sociale. Non possiamo affermare che l’industria metalmeccanica si sia lasciata alle spalle le difficoltà: ci sono ancora diverse crisi strutturali che dovranno fare i conti con la riforma degli ammortizzatori sociali», ha commentato il segretario generale Fim Cisl Lombardia Enrico Civillini. «Nonostante il calo delle aziende interessate da situazioni di crisi, la congiuntura non consente ancora di riassorbire i troppi lavoratori che hanno perso il loro posto in questi anni. La desertificazione industriale determinatasi rappresenta un’ulteriore difficoltà».
 Secondo la Fim Cisl Lombardia, occorre costruire un sistema di “flexsecurity”, sul modello nordeuropeo, che possa farsi carico delle persone che perdono il lavoro offrendo riqualificazione e ricollocamento. «Purtroppo, in Italia, tutte le riforme del lavoro si sono occupate di flessibilità senza prima costruire un efficace e virtuoso sistema di protezione – ha chiosato Civillini -. L’Anpal, la nuova agenzia nazionale per il lavoro, dovrà farsi carico di una vera protezione sociale per i disoccupati traghettandoli tra un posto di lavoro e l’altro».