Crisi Imf, fornitori a rischio ko

Il top management della Imf ha ancora sessanta giorni di tempo per riuscire a trovare un imprenditore interessato ad investire in azienda. Il tribunale di Varese, infatti, ha concesso una proroga alla scadenza dei termini previsti dalla procedura di concordato in continuità per la presentazione di un piano finanziario che stia in piedi e che consenta all’azienda di riprendere la propria attività a pieno regime. Due mesi in cui si cercherà di mettere nero su bianco un accordo con persone che, a quanto pare, si sono già fatte avanti. Lo hanno assicurato i dirigenti dell’azienda durante un incontro ufficiale al Ministero dello sviluppo economico, alla presenza delle organizzazioni sindacali. «Le carte non sono ancora state scoperte – spiega Stefania Filetti segretario Fiom Cgil Varese – ma hanno assicurato che ci sono dei contatti in corso. Quella dell’investitore è l’unica possibile via di salvezza. Senza dimenticare, però, che il prossimo 12 luglio scade la cassa integrazione in atto per i 120 dipendenti. E lì scatta l’emergenza». Gli ammortizzatori sociali devono assolutamente essere rinnovati.

E, a emergenza si aggiunge emergenza. Accanto ai lavoratori che rischiano il posto, infatti, ci sono i piccoli imprenditori del Luinese e della provincia di Varese, fornitori di Imf, che rischiano la loro attività. I crediti da riscuotere, per molti di loro, sfiorano le centinaia di migliaia di euro. E, per una attività artigiana di piccole dimensioni può fare la differenza.

A lanciare l’allarme è Confartigianato Imprese Varese, che ha raccolto il grido di dolore dei propri associati coinvolti nella vicenda.

«Queste piccole imprese, legate alla realtà di Luino da una collaborazione che impatta in modo anche importante sui loro bilanci – sottolinea l’associazione in una nota – stanno facendo i conti con una catena che si è spezzata. Attendono dalla Imf i pagamenti per i lavori consegnati e non hanno le armi adatte per poter affrontare questi buchi finanziari».

Tra l’altro, Confartigianato, denuncia un sostanziale silenzio da parte di Imf nei confronti dei fornitori. «La Imf ha chiesto il concordato in continuità per poter risanare i debiti nei confronti dei fornitori – prosegue la nota – ma per ora tutto sembra tacere. Il concordato è l’ultima spiaggia, per risolvere situazioni come queste. Ma il silenzio preoccupa ancora di più: il rischio che le piccole imprese non vengano pagate, aumenta. Così come aumenta il rischio di mobilità per i lavoratori».

«Noi non possiamo che condividere queste preoccupazioni – commenta ancora Stefania Filetti – Le aziende hanno assolutamente ragione e sappiamo perfettamente che poi l’anello più debole sono i lavoratori. Anche per questo continuiamo a chiedere una accelerazione nel trovare una soluzione. Bisogna trovare una soluzione per gli ammortizzatori sociali per i lavoratori e dare anche risposte all’indotto».

«In questa vicenda – chiude Confartigianato Varese – non può mancare l’attenzione e l’interesse delle istituzioni: Imf significa una marea di imprese di piccole dimensioni prossime al tracollo. E, di conseguenza, un ulteriore impoverimento della provincia di Varese già troppo interessata, in questi ultimi otto anni, da una crisi che non ha concesso tregua. Certo non è facile per nessuno trovare soluzioni valide in breve tempo, ma questo è l’impegno che la Imf si deve prendere per i suoi lavoratori e per tutte quelle piccole imprese ormai troppo esposte a livello finanziario».