Credito alle imprese sulle montagne russe

Si aprono e si chiudono i rubinetti del credito concesso dalle banche alle imprese varesine. I numeri parlano chiaro. Nel trimestre estivo gli impieghi hanno registrato un vero e proprio crollo, con un taglio di ben 300 milioni di euro. E’ quanto emerge nell’ultima indagine sul credito svolta dall’area credito e agevolazioni dell’Unione Industriali della provincia di Varese. Secondo i dati della Banca d’Italia, infatti, ad aprile 2016 i prestiti concessi dal sistema bancario in provincia di Varese a famiglie e imprese erano scesi ad uno dei punti più bassi degli ultimi anni toccando il valore di 20,5 miliardi di euro. Da lì una repentina risalita, fino ad uno dei punti, invece, più alti: i 20,9 miliardi di giugno. Poi di nuovo il rapido declino, come una sorta di fase calante di un rimbalzo, coi 20,6 miliardi di agosto, sui livelli più o meno di marzo. Tra le ombre della situazione creditizia nel Varesotto c’è poi quella quota del 39% delle imprese che ha segnalato come nel secondo trimestre 2016 si sia registrato un incremento delle spese e delle commissioni rispetto ai primi mesi dell’anno. In particolare, il valore medio della Commissione Disponibilità Fondi applicato dal sistema bancario locale si è attestato ad una media dello 0,24% trimestrale, sfiorando quindi l’1% annuale. Altro dato negativo è l’aumento delle insolvenze nei pagamenti da parte dei clienti, che coinvolgeva a inizio anno il 14% delle imprese e che nell’ultima indagine ha riguardato, invece, una quota maggiore: il 17% del campione.

«La situazione generale, al di là di alcuni dati ancora negativi, sta comunque migliorando – commenta Riccardo Comerio, presidente dell’Unione Industriali della provincia di Varese – La sfida che abbiamo di fronte nei prossimi anni come imprese, banche e istituzioni, però, non è quella semplicemente di fare dei piccoli passi avanti nella congiuntura del credito. L’obiettivo deve essere più ambizioso e sta nel traghettare il sistema produttivo verso percorsi di innovazione del rapporto che le aziende hanno con le proprie risorse finanziarie. Sia per quanto riguarda la loro gestione, sia per ciò che concerne la loro raccolta e reperimento. Dobbiamo passare da un sistema banco-centrico, che vede la struttura finanziaria delle imprese italiane fatta per più del 60% delle passività di debiti bancari, ad un sistema che riposizioni le imprese sul mercato».

E il numero uno degli industriali varesini ha dei suggerimenti precisi per i propri colleghi. «I vecchi schemi non funzionano più – sottolinea Comerio – . Meno banca e più mercato. E’ da anni che l’Unione Industriali sta cercando di trasformare questo slogan in progetti concreti. Ciò non vuol dire che la banca vada dimenticata, anzi. Si possono costruire percorsi condivisi per un mercato sempre più finanziario e un po’ meno creditizio. Il ricorso al private equity, l’emissione di minibond e il Percorso Élite di Borsa Italiana, di cui la nostra Unione Industriali è sportello sul territorio sono esempi concreti di come dar vita anche nelle Pmi ad una nuova finanza d’impresa»