«Così siamo pronti a ripartire»

La Prealpina - 23/04/2020
  • Da giocatore di football americano, bandiera degli indimenticabili Frogs, di mazzate ha imparato a darne e
    incassarne. Oggi, da imprenditore del ramo tessile,
    Ettore Guarneri scalpita
    per riprendere a dare spallate al destino. «Gente come noi, non ce la fa a star
    ferma. Questo mese e mezzo è stato una sofferenza infinita da cui non vediamo
    l’ora di uscire», spiega il titolare della Guarnery Technology, quattordici dipendenti, un gioiellino immerso nella zona industriale di Sacconago per la produzione di calandre di finissaggio dei tessuti, sia
    medicali che sportivi.
    «Noi siamo pronti – spiega –
    e abbiamo fatto richiesta al
    prefetto per ripartire già lunedì con la produzione. C’è
    una macchina che aspetta
    di essere consegnata in Romania e non può attendere». D’altronde dentro l’azienda mancano solo gli ultimi accorgimenti per consentire al personale di rientrare. «Sto acquistando i dispenser con fotocellula per
    la distribuzione di gel igienizzanti. E poi ho già pronto un accordo per fare i test
    sierologici su tutti. Certo
    costa un botto, perché fra
    strumento e analisi parliamo di 30 euro per volta a
    persona, ma di fronte alla
    salute non si scherza». Nè,
    nell’ottica di Guarneri, si
    può fare economia: «Tutto
    questo scherzetto ci costerà
    dai 35 ai 40mila euro. Speriamo davvero che gli aiuti
    promessi dal governo arrivino. Perché siamo stanchi
    della politica degli annunci
    che ti illustra dei soldi che
    poi non sai se e quando
    avrai. Comunque, adesso,
    la priorità è ripartire».
    D’altronde alla Guarneri
    Technology hanno già fatto
    un po’di esperienza in tema
    di coronavirus. «Prima che
    chiudessero tutto, noi eravamo già in fabbrica con
    mascherine e distanziamenti. Certo era una condizione strana, però con due
    tecnici rispediti a casa dalla
    Cina a fine gennaio, ci siamo resi subito conto di cosa
    stesse succedendo. Un cinese non spinge per rimpatriate due persone che gli
    stanno installando una
    macchina». Ettore, viceversa, in quel momento era
    in India. «Forse sono stato
    l’ultimo a poterci entrare. E
    riuscire ad imbarcarsi per
    l’Italia fu un’impresa». Per
    questo tante cose erano già
    cambiate più di due mesi fa:
    «I corrieri che portano il
    materiale scaricavano già
    allora all’esterno e gli autisti dei camion non scendevano dalla cabina. E poi
    c’era mio figlio Matteo incaricato di passare l’alcool
    sulle tastiere dei computer
    e delle consolle».
    Ora, in vista della ripartenza – che sia questo lunedì o
    quello dopo – si farà di più.
    A partire dai test: «Sappiamo che farne uno al rientro
    al lavoro, vale abbastanza
    poco finché l’epidemia non
    finisce. Ne stiamo per acquistare così tanti da agire
    con una cadenza settimanale. Intanto abbiamo preso le
    visiere da aggiungere alle
    mascherine, di quelle con
    sistema anti appannamento. Per il resto amuchina a
    volontà e norme chiare per
    spogliatoi e pausa caffè: si
    va uno alla volta. Resta anche la misurazione della
    temperatura in entrata».
    Con queste regole, secondo
    Guarneri, «avremo un
    buon sistema di tutela, anche se servirebbero indicazioni più chiare dal governo. Ripeto: un po’ ci siamo
    già testati, in fondo le
    aziende come la nostra sono piccole famiglie e si cerca di aver cura di tutti. Tanto che nell’unico selfie che
    ho scattato prima del lockdown si vede mentre
    un’impiegata che, a fine
    turno, serve il tiramisù preparato per tutti gli altri».
    Di certo nell’azienda si freme: «Tutti questi proclami,
    ci hanno infastiditi. Comunque non abbiamo badato a spese per proteggere
    noi e i ragazzi, sperando
    che dopo arrivino aiuti». Di
    lavoro da fare, qui non ne
    manca. «Abbiamo una calandra per il Pakistan, loro
    premono perché si faccia in
    fretta. E un’altra per Ovar,
    in Portogallo, una cittadina
    colpita dall’epidemia, in
    pratica è la loro Codogno.
    Loro, come noi, vogliono
    risollevarsi alla svelta».