Così ho realizzato un sogno. Rasizza in cattedra

Il figlio di operai che fonda un’azienda sino a portarla a Piazza Affari, un piccolo studio in via Carrobbio a cui si affiancano decine e decine di filiali su tutto il territorio nazionale: sono le storie straordinarie di Rosario Rasizzae della sua Openjobmetis, illustrate ieri, dallo stesso protagonista, agli studenti di Management dell’Università dell’Insubria, nell’ambito delle lezioni tenute dal professor Alberto Onetti.

Un incontro particolare, dunque, dallo scopo ben preciso: motivare i ragazzi a credere nei propri sogni per delineare il proprio futuro professionale. Rasizza lo ripete più volte: «Senza sogni non si va da nessuna parte», d’altronde la sua biografia rappresenta un vero manifesto del self made man. I suoi genitori, emigrati siciliani, lavoravano alla Ignis e lui si affaccia al lavoro estivo già giovanissimo, sui campi da tennis della provincia: «Lì, parlando con gli imprenditori che venivano a giocare, mi resi conto della difficoltà a trovare manodopera o ad averla disponibile quando serviva. Non sapevo ancora come, ma capii che quello sarebbe stato il mio ambito». A metà anni novanta, la legge apre il mercato alle agenzie interinali e i colossi multinazionali sbarcano in Italia: Rasizza viene respinto dagli stessi, «perché non parlavo l’inglese e non ero laureato».

Ma non si arrende, ed è qui la grande lezione: mai scoraggiarsi se anche la strada verso il proprio sogno appare dissestata, ripida, eccessivamente ardua. Un impiegato di banca particolarmente visionario gli presta 50 milioni di lire per aprire la sua prima, piccola agenzia, proprio lì in via Carrobbio dove ancora oggi batte il cuore di Ojm, sebbene la sede sia stata trasferita a Gallarate. Da cosa nasce cosa: arriva Metis, poi Openjob, la fusione, il titolo di cavaliere della Repubblica, la sponsorizzazione della squadra di basket, la quotazione in Borsa. La sua storia è un esempio: è la concretizzazione di un sogno tenace, lo stesso che deve guidare chi esce dall’università e, vivendo uno delle fasi più delicate della vita, si affaccia al mondo del lavoro. I ragazzi, inizialmente un po’ timidi, si sciolgono e si aprono: magari, in quelle due ore di lezione, qualcuno ha trovato la propria strada.