Così diversi, così connessi L’economia di frontiera che unisce tanti territori

Altra Testata - 18/02/2021

 

LA PROVINCIA DI COMO

Così diversi a volte, così connessi. E non è solo frontalierato la parola magica che unisce i territori di confine, fra Ticino, Lombardia e Piemonte. Si tratta di un’analisi recentemente pubblicata a opera di Maurizio Bigotta e Claudia Pellegrin dell’Ufficio di statistica ticinese, analisi che fa emergere itratti comuni e soprattutto una riflessione per migliorare la governance locale. Metodo chiave comprendere che i frontalieri sono un aspetto nel quadro tra aree, non l’unico.

II quadro Un bacino di lavoro decisamente interessante, da questa prospettiva. Le aziende private nei settori del secondario e terziario di tutta l’area transfrontaliera a cavallo tra Svizzera e Italia occupano in totale oltre 790mila addetti. Il primato, con più di 270mila lavoratori, spetta a Varese, seguita a distanza dal Ticino (189mila) e da Como (183mila), infine Lecco con 108mi1a e Verbania con 4lmila. Alla base c’è una regione sia economicamente sia culturalmente integrata e qui sì viene una conferma dai frontalieri. Il 28,4% degli occupati attivi in Ticino vive in Italia e si tratta della percentuale più alta tra le grandi
regioni svizzere. Gli elementi chiave di questo fenomeno vengono così certificati: il forte divario salariale, l’assenza di rilevanti barriere geografiche e culturali e negli ultimi 19 anni la graduale abolizione delle barriere alla circolazione grazie all’accordo sulla libera circolazione delle persone.

Ecco perché è nato l’Interreg Stich (statistiche Italia Confederazione elvetica), nel 2018, per dare un supporto informativo alla governance. Hanno collaborato con l’Ustat, Università Cattaneo Castellanza, Polis, Camere di Commercio di Varese, Lecco e Como.

Il viaggio nei dati dal 2008, quindi dall’ultima (prima di quella della pandemia, ancora non misurabile nei suoi effetti pieni) mostra sì un Ticino con un Pil definito decisamente superiore a tutte le province considerate, «oscillando dal 52% in più rispetto alla provincia di Lecco, a quasi il doppio (+92%) rispetto al Vco». Va detto però che se nel 2009, la contrazione del Pil ha toccato di più la Lombardia, successivamente il fenomeno è stato più complesso. Le province italiane prese in esame hanno registrato una continua crescita fino al 2017, quando siregistrano valori tra i110% e i120% più alti rispetto al periodo di partenza dell’analisi. Invece, il Ticino è salito, ma nell’ultimo anno ha visto una
svolta in negativo dell’1,4%: Nell’ultimo anno considerato, 112017 appunto, il Ticino ha avuto un Pil reale procapite di 68.253 dollari, Varese di 42.608 (+2,1%), Como di 41.731 (+5%) e Lecco 44.836 (+5,8%). I comparti Sul lavoro l’integrazione passa poi non solo dai numeri, ma dal peso nei settori. ALecco il secondario ha un peso maggiore e raggiunge quasi il 50% per addetti; opposto il Ticino con un terziario, che occupa il 70% degli addetti. Unendo tutte le aree considerate, i primi due posti sono rappresentati dal commercio (escluse auto e moto), con il commercio al dettaglio in prima posizione (72.268 addetti in tutta l’area) seguito da quello all’ingrosso (50.360). La prima quota del secondario è quella dei lavori di costruzione specializzati (44.988 addetti), poi fabbricazione di prodotti in metallo con 39.065 addetti e servizi di assistenza sanitaria con 30.688. Da questo punto di vista, però, ciascuna area ha la sua peculiarità. Ad esempio, il commercio al dettaglio è sempre al primo posto tranne a Lecco, dove prima è la fabbricazione di prodotti di metallo.A Como sulla classifica incide il tessile. I frontalieri Certo, si entra nel vivo dei frontalieri.

Con una pennellata: i residenti in Ticino che lavorano in Italia sono circa 1.500, a fronte dei quasi 70mila che compiono il percorso opposto. Il salario è una componente,
si diceva. «Basti pensare – si rimarca – che nel 2016 il salario orario lordo mediano nelle province oscillava trai 11,98 franchi del Vco ai 13,32 della provincia di Lecco, mentre il livello per il Cantone Ticino era di 30,36 franchi». Si è passati da quasi 35mila frontalieri nel 2004 a oltre 65.000 nel 2019, con un’incidenza variata dal 18,7% al 28,4%.

La vicinanza al confine è altro fattore importante nel determinare la forbice tra lavoratori in loco oppure oltre confine, in alcuni Comune si va dal 50% al 70% dei posti di lavoro. La proporzione di frontalieri in arrivo è superiore nel Sottoceneri, soprattutto nel Mendrisiotto. I frontalieri rappresentano quasi i140% degli addetti salariati nel settore privato, che è quello considerato. Nel 2018, i frontalieri rimangono i lavoratori più presenti tra chi ha un basso livello formativo: essi rappresentano oltre i1 55% di questo gruppo, nel 2008 erano il 51,9%. L’aumento più rilevante si fa notare tuttavia nei livelli superiori: dal 20% a sopra i1 30%.