Cosa ci aspetta quando usciremo di casa

Altra Testata - 20/03/2020

ILFARODIROMA.IT

Nella serata di lunedì 9 marzo, Giuseppe Conte firmava il DPCM “Io resto a casa”, con il quale si sono estese le misure restrittive adottate per la Lombardia e altre 14 province a tutto il Paese, rendendo l’Italia nella sua interezza una “zona protetta”.

Grazie a fonti di Banca d’Italia, è ora possibile comprendere, almeno in parte, le ripercussioni economiche che già in quella data erano state previste per la Lombardia.

Dal 27 febbraio al 2 marzo, l’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia ha realizzato un sondaggio su circa 2.400 micro-piccole aziende della regione. Oltre il 62% rilevava una riduzione delle attività e il 18% prevedeva riduzioni nelle settimane a venire. Gli imprenditori lombardi intervistati prevedevano un calo del 30% del fatturato nel mese di marzo.

Inoltre, il 55% delle imprese segnalava una riduzione delle vendite, il 22,3% la cancellazione di ordini, il 21,4% la mancata o ritardata consegna di merce ai clienti, il 20,6% la cancellazione di fiere o eventi e il 31,7% delle PMI lombarde intervistate segnala la mancata o ritardata fornitura di materie prime. Ad inizio Marzo, infine, risultava ancora basso l’uso di telelavoro o smart working (2,2% dei casi).

Pertanto (al 9 marzo) si stimava una riduzione del -2,6% del totale fatturato dell’intero anno per le aziende lombarde.

L’Osservatorio Cisl ha fornito delle prime evidenze a livello settoriale sulla chiusura totale o parziale delle aziende: circa 6 mila dipendenti del settore metalmeccanico non si sono recati al lavoro, a causa della chiusura totale o parziale di alcuni stabilimenti soprattutto nella provincia di Lodi, Bergamo, Cremona e Milano. Si segnalavano particolari preoccupazioni relativamente alla mancanza di personale e la chiusura dei cantieri, nonché la quasi totale mancanza di smart working, nel settore edile.

Per quanto riguarda il settore agroalimentare, l’attività produttiva procedeva a inizio marzo in tutte le provincie, ad eccezione di quella di Lodi.

Secondo le stime fornite a inizio marzo dal Dipartimento mercato del lavoro della Cgil di Milano, sarebbero circa 300 mila i lavoratori dell’area milanese che hanno avuto ripercussioni dall’attuale situazione, con riallineamento del part-time, ridimensionamento del lavoro a chiamata, o rischio di interruzione del lavoro a termine. L’ambito più esposto parrebbe essere quello dei servizi, in particolare spettacolo, sport e benessere, alberghi e ristorazione.

Nei servizi, alcune analisi svolte da Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza – basate su un sondaggio a cui hanno risposto quasi 2 mila imprese e professionisti – consentono di stimare la variazione del fatturato del bimestre gennaio-febbraio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una una perdita pari o superiore al 50% per circa il 35% delle aziende. Solo il 9,2% delle imprese non ha rilevato un calo del fatturato.

In base alle risposte ottenute, la variazione del fatturato nei primi due mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente sarebbe del -39% nei trasporti e nella logistica, -55% nei ristoranti e negli alberghi, -50% nei bar, -35% nel commercio al dettaglio.

Per quel che concerne turismo ed eventi, secondo i dati forniti da Fondazione Fiera Milano i primi giorni di marzo, in Lombardia risultavano riprogrammati 16 eventi fieristici sui circa 60 organizzati annualmente in regione; un evento è stato invece annullato. Tra quelli riprogrammati, i principali sono il Salone Internazionale del Mobile, rinviato da aprile a giugno (che attira in media, ogni anno, oltre 370 mila presenze da 188 Paesi) e MIDO, il più grande evento internazionale dedicato al settore mondiale dell’eyewear (con più di 1.200 espositori da tutto il mondo e oltre 52 mila presenze previste). Al 9 marzo gli eventi che hanno subito modifiche in Italia sono stati in totale 63, contro i 36 eventi in Germania, i 27 in Francia e gli 11 in Svizzera.

Le ricadute immediate sono sul comparto del turismo, con disdette dell’80% circa delle prenotazioni alberghiere e tassi di riempimento delle camere inferiori al 10%.

Secondo un Comunicato della Camera di Commercio di Varese del 6 marzo, nei primi tre giorni della settimana SEA ha indicato per il sistema aeroportuale di Malpensa una diminuzione media di passeggeri del 48%. Per ogni volo in meno si calcola che la perdita dell’indotto territoriale, riferita ai soli passeggeri, sia stimabile in 75mila euro, tra hotel, food, intrattenimento e spostamenti.

Colpito anche, ovviamente, il settore immobiliare. Secondo le prime stime di Scenari Immobiliari, nel bimestre gennaio-febbraio le compravendite di case in Lombardia sono calate del sette per cento rispetto allo stesso periodo di un anno fa. La diminuzione a Milano è del 12 per cento. Nel mese di marzo è probabile una riduzione molto forte, già evidente nelle visite agli appartamenti in vendita, più che dimezzati rispetto a un anno fa.

Relativamente al quadro generale, Standard & Poor’s nei primi giorni di marzo ha rivisto al ribasso la previsione di crescita del Pil del nostro Paese, dallo 0,4 al -0,3% nel 2020 a causa degli effetti del coronavirus. Ha anche rivisto la previsione di crescita del Pil dell’Eurozona allo 0,5%, rispetto alla sua precedente previsione dell’1%. Anche Moody’s, il 6 marzo, ha previsto una probabile contrazione del Pil nel primo trimestre e ha tagliato – nello scenario di base dell’evoluzione del coronavirus – a -0,5% la stima di crescita per il 2020, dal precedente +0,5%. Infine, l’OCSE, il 2 marzo, portava le previsioni per la crescita del PIL italiano nel 2020 da +0.4% a 0%.