Cooperative e logistica: il cuore del lavoro illegale in provincia di Varese

«Noi ci siamo trovati in situazioni dove il committente era colui che si era fatto promotore della costituzione della cooperativa a cui poi affidava il lavoro in monocommittenza. Non veniva applicato il contratto collettivo e c’erano intere paginate con permessi non retribuiti. Questa è la realtà che riscontriamo anche nella civilissima provincia di Varese. Sono a situazioni ad alta intensità di lavoro che contraddistingue i grandi hub della logistica, come Cargo City di Malpensa, o il polo della logistica tra Uboldo e Origgio».
Marco Bellumore, responsabile del processo vigilanza dell’Ispettorato territoriale del lavoro, è intervenuto al convegno organizzato dalla Camera di Commercio di Varese “Lavoro e legalità: prevenzione, controlli e opportunità” in cui si è fatto il punto della situazione sul territorio.

SOMMINISTRAZIONE FRAUDOLENTA DI LAVORO

Con la schiettezza che lo contraddistingue, Bellumore ha parlato di realtà che ha incrociato e continua a incrociare sulla sua strada professionale. «Sono quasi esclusivamente cooperative – continua il dirigente dell’ispettorato – con lavoratori che solo formalmente sono soci della cooperativa ma che poi, di fatto, non sono soci perché sono veri lavoratori. Mentre la cooperativa è gestita da pochi soggetti è pertanto è una società di persone. In questi casi poi siccome il costo più alto nell’appalto è sempre il costo del lavoro, c’è la convinzione che nei confronti dei soci lavoratori si possano applicare retribuzioni non conformi al contratto collettivo».
In questi casi non si è più nella somministrazione di lavoro illegale, bensì in quella fraudolenta. «Nel 2024 si può parlare quasi esclusivamente di questo secondo tipo di somministrazione – conclude Bellumore – perché sono appalti che mascherano delle somministrazioni di lavoratori attraverso società che non sono autorizzate a farlo e che peraltro costerebbe di più».

I DATI SUL MERCATO DEL LAVORO

Durante il convegno, che si è tenuto nella Sala Campiotti ed è stato moderato dal dirigente della Camera di Commercio Giacomo Mazzarino, l’ente camerale ha presentato i numeri del mercato del lavoro della provincia di Varese che conta ben 391 mila occupati, un tasso di occupazione ai massimi livelli, con 125mila avviamenti al lavoro nel 2023 con un saldo positivo nell’ultimo anno di quasi undicimila unità.
Un dato interessante riguarda i giovani che scelgono di andare all’estero, nonostante i dati Istat dicano che anche la disoccupazione giovanile è in forte dimunzione. Ogni cento giovani almeno nove optano per la meta straniera. Una tendenza che si è accentuata negli ultimi 5 anni: i ragazzi all’estero sono aumentati del 20%. C’è dunque un tema di attrattività del territorio e più in generale dell’Italia intera. Secondo l’Aire (Anagrafe italiani residenti all’estero), su un totale di 75 mila varesini residenti all’estero i giovani tra gli 0 e i 34 anni sarebbero 26mila.
«Il dodici per cento ancora di lavoro sommerso a livello nazionale è un dato che fa tremare i polsi – ha commentato Mauro Vitiello, presidente della Camera di Commercio -. Se vogliamo parlare di attrattività per le nuove generazioni questo dato va azzerato il più presto possibile perché  diventa semplice ipocrisia dire ai nostri giovani di rimanere sul territorio per realizzare la loro famiglia e il loro futuro lavorativo se c’è chi ancora propone contratti di lavoro capestro e magari di non avere neanche un contratto di lavoro corretto».