Cooperative con il freno tirato E il pubblico paga troppo tardi

La Prealpina - 07/07/2017

Quattro mesi con il freno a mano tirato. Usa questa espressione, Mauro Frangi, presidente di Confcooperative Insubria, per descrivere la partenza di un 2017 che avrebbe dovuto essere l’anno della svolta ma che, per ora, è più orientato alla stabilità. «Parlo di freno a mano tirato – spiega – perchè la rapida ripresa tanto annunciata, mi spiace ma non c’è ancora. Nel nostro mondo abbiamo ancora un quadro fatto di luci ( poche) e ombre (troppe)».

La luce migliore, va detto, è quella che riguarda l’occupazione. Il 15% delle cooperative varesine ha incrementato la forza lavoro e le altre sono rimaste con numeri stabili, senza licenziare nessuno. Al momento, gli oltre 400 soci di Confcooperative Insubria danno lavoro a circa 10mila persone. Ma l’elenco degli elementi negativi è ancora troppo lungo.

«Sicuramente la domanda è ancora troppo debole – sottolinea Frangi – e a ciò si affianca anche un problema finanziario e di tesoreria». Vale a dire, in cassa ci sono pochi soldi. E la responsabilità e sicuramente anche delle pubbliche amministrazioni. I tempi di pagamento da parte degli uffici non si sono affatto ridotti, nè tanto meno si è ridotto il debito contratto con le cooperative. «Ci sono casi di pagamenti addirittura a sei, sette mesi», precisa Frangi. E siccome poi, le difficoltà non sono mai sole, sempre sul fronte risorse uno scoglio in più viene dalle banche. «IL rapporto con gli istituti di credito – sottolinea il presidente – non migliora. Due cooperative su dieci hanno registrato dei peggioramenti nelle condizioni di credito».

E’ chiaro, insomma, che la strada è tutt’altro che in discesa. Ed è altrettanto evidente che in questa situazione l’idea di possibili investimenti non viene nemmeno presa in considerazione.

«Questa è la nostra maggiore preoccupazione – sottolinea ancora il presidente di Confcooperatve Insubria – perchè in un contesto di questo tipo è veramente difficile mettere in campo degli investimenti. E questo è un problema serio, perchè proprio in questa fase, gli investimenti sarebbero assolutamente necessari sul fronte dell’innovazione. Le nostre coop hanno resistito ma ora sono più deboli». Una nota positiva, invece, viene dal fronte della concorrenza sleale, che, con le nuove norme, appare in lieve flessione. «Ma il rischio è quello di un eccesso di burocrazia», avverte Frangi.

«Ancora poca attenzione al nostro impegno sociale»

 

Ha respirato l’aria del mondo cooperativo fin da bambino, dal momento che il padre Pino era amministratore dei circoli cooperativi di consumo di Arcisate, Brennero Useria e Bisuschio, e poi ne ha fatto anche il suo impegno di vita. Lui è Giuseppe Ossola, anni 92, ancora oggi consigliere della cooperativa sociale Arcisate Solidale. L?ente nasce nel 1989 con l’idea di dare una opportunità di lavoro alle persone più fragili ed emarginate dal mercato. «Ho trascorso la mia vita nel mondo cooperativo e ancora oggi il mio impegno è su questo fronte – racconta Osssola – Ho visto con i miei occhi come sono cambiate le strutture e le regole. E la cosa che più mi dispiace, oggi, è che noto poco interesse nei confronti di questo mondo, che, invece, offre risposte concrete ai bisogni delle famiglie e delle persone in difficoltà».

I numeri parlano da soli. Oggi la cooperativa sociale Arcisate Solidale conta 30 soci lavoratori, 16 dei quali svantaggiato (10 disabili psichici/mentali, 5 disabili fisici, 1 ex tossicodipendente). Le attività produttive svolte sono un laboratorio di assemblaggi, confezionamento e packaging, servizi di pulizie civili e servizi di accompagnamento e trasporto di persone non autosufficienti. Una attività che ha consentito alla cooperativa di crescere negli ultimi dieci anni, incrementando il fatturato del 70 per cento circa. Ossola ha accompagnato l’ente fin dal 2006, con un paio di giornate di presenza in cooperativa, fornendo suggerimenti nel controllo di gestione economica e organizzativa.

«I nostri numeri sono positivi spiega Ossola – perchè mettiamo al primo posto il fattore umano. Ci sediamo intorno a un tavolo, ci confrontiamo e non ci arrampichiamo sui muri in caso di difficoltà: cerchiamo di rimediare agli errori». Ma Ossola è preoccupato: «Manca un progetto complessivo sulle cooperative – spiega – Lo Stato dovrebbe pensare ad una legge ad hoc per il settore, dal momento che oggi abbiamo la sensazione che le regole esistenti siano fatte per farci saltare. Non ci si rende conto del lavoro e della fatica quotidiana».