Convertiplano – Il Minotauro è uscito dall’ombra

La Prealpina - 28/01/2020

Rieccolo il convertiplano, metà aereo e metà elicottero, vanto dell’industria aeronautica varesina e americana. È comparso improvvisamente al Tg1 qualche sera fa e si è visto lo scenario amico sopra il quale volava: il Monte Rosa, i nostri laghi, il Campo dei Fiori. Notizia: tra due anni il Minotauro dei cieli, chiamato così per la sua natura ambivalente, sarà sul mercato in Europa e se si pensa ai clienti-tipo è facile immaginarli: sceicchi, magnanti dell’industria, ma anche compagnie petrolifere con piattaforme in mezzo agli oceani, squadre di soccorso e sorveglianza in mare, soggetti che per necessità private o per pubblici servizi, trovano utilissimo un velivolo agile come un elicottero nel decollo, veloce come un jet nei trasferimenti lunghi.

Ma il non detto di quel servizio giornalistico, il messaggio in filigrana, è che questo apparecchio rivoluzionario – targato Leonardo, concepito e sviluppato a Cascina Costa, quando l’azienda produttrice si chiamava Agusta-Westland, assemblato a Philadelphia – pare uscito dall’ombra nella quale lo avevano confinato alcuni dolorosi incidenti di percorso. L’ultimo nel 2015 costato la vita, durante un collaudo, a un pilota di qui, molto amato. Leonardo, alla vigilia di una fiera di settore in America, comunica alla pubblica opinione che sul piano della sicurezza i problemi sono stati affrontati e risolti. Ora l’apparecchio può essere “certificato” e trattandosi di una macchina ibrida, in ogni caso nuova, le operazioni richiedono tempo. Tanto più che esse si devono effettuare in Europa e in America secondo i parametri delle rispettive autorità di controllo. Il definitivo sdoganamento del Minotauro è importante più che per il business, per l’immagine di Leonardo, ex Finmeccanica, e dunque bandiera degli interessi nazionali. Su questo fronte il Paese ha perso molte sfide. Eravamo e siamo eccellenti nella moda, ma non abbiamo mai dato vita a un gruppo di calibro internazionale come Zara. Abbiamo avuto e abbiamo un distretto del mobile e dell’arredamento che quanto a creatività non teme confronti, ma l’Ikea ce l’hanno gli svedesi. Gli economisti dicono che in queste condizioni, difficilmente modificabili ormai, si può continuare a essere un grande mercato, ma non si può restare a lungo una potenza industriale. Ebbene il comparto aeronautico, di cui Varese con la sua tradizione secolare è sicuro punto di riferimento, rappresenta ancora qualcosa di prezioso. Da maneggiare con cura – messaggio a chi ci governa e ci governerà – e da difendere col massimo impegno. I vertici di Leonardo sono consapevoli che nel mazzo di aziende a controllo pubbliche sulle quale esercitano comando, elicotteri e aerei rappresentano l’argenteria di famiglia. E offrono al Paese non piccole soddisfazioni. Gli americani hanno appena scelto il “119” di Agusta per l’addestramento dei loro marines, spodestando la Boeing, cioè se stessi. Trentacinque esemplari dell’ultima versione del “139” saranno venduti, sempre negli States, all’aeronautica militare. C’è da recuperare il terreno perduto quando per un’inchiesta giudiziaria fuori bersaglio l’azienda di Cascina Costa vide sfumare una commessa miliardaria in India. Ne pagarono le conseguenze umane due onesti manager, alla fine assolti con le scuse, e ci fu per il sistema l’Italia un danno economico che poteva lasciare segni irreversibili. Anni duri. Durante i quali, tuttavia, alle nostre latitudini si registrarono scatti d’orgoglio degni di nota. Dove, se non qui, fare quadrato attorno a fabbriche gloriose? Il territorio guardò la sua storia: quattro anni dopo il primo volo dell’uomo su un trabiccolo, nel 1903 in America, nella brughiera di Malpensa volavano i biplani con le ali di tela di Giovanni Caproni e Giovanni Agusta, due pionieri. A proposito: ricorre quest’anno il secolo della trasvolata Roma-Tokio, ai comandi c’era Arturo Ferrarin, nato a Thiene, sepolto a Induno Olona dove abita la sua famiglia. Bisognerà ricordarsene per ridestare legittimo amor di patria. Ce n’è bisogno. Ma in quegli anni il territorio prese coscienza anche dei numeri: con pale di elicottero e ali d’aereo (non dimentichiamo l’ex Aermacchi che fa volare le Frecce Tricolori) la provincia di Varese dà lavoro, indotto compreso, a 13mila persone; coinvolge, attorno alle case-madri di Cascina Costa e Venegono, 122 imprese fornitrici; contabilizza esportazioni per oltre un miliardo di euro. Ecco perché la ricomparsa televisiva del convertiplano è un segnale da accogliere con piacere: la storia del volo continua dove è cominciata, un distretto aerospaziale governato da Varese non è presunzione.