Conti in Provincia Quattro gli indagati per falso ideologico

La Provincia Varese - 02/03/2016

Buco o non buco da 50 milioni di euro in Provincia? Per ora parrebbe un “non buco”. La vicenda è esplosa l’anno scorso con una segnalazione alla Corte dei Conti da parte del presidente del collegio dei revisori contabili. La Corte dei Conti ha inviato una segnalazione alla procura della Corte dei Conti, che a sua volta ha inviato gli atti alla magistratura ordinaria. E la procura di Varese, quale atto dovuto, ha aperto un fascicolo di indagine in merito ai bilanci provinciali relativi al periodo compreso tra il 2012 e il 2014. Gli indagati sono quattro in tutto: il responsabile dell’ufficio ragioneria dell’ente Provincia in quel periodo e i tre componenti il collegio dei revisori contabili che hanno firmato quel bilancio ma che sono gli stessi che hanno fatto la segnalazione alla Corte dei Conti. La vicenda è intricata ma sarebbe bastato, da subito, indicare il capo di imputazione per ridimensionarla. Non è una condanna «Falso ideologico», per questo indaga la procura della Repubblica di Varese. Non per appropriazione indebita, imputazione che sarebbe più consona ad un presunto buco. Un mese fa sono stati notificati agli interessati i relativi avvisi di garanzia. Va detto che un avviso di garanzia non è una condanna. La parola chiave è garanzia. Garanzia per gli indagati che subito informati dell’inchiesta in corso avranno così accesso agli atti e potranno svolgere atti difensivi. E, infatti, gli stessi indagati stanno già nominando dei consulenti per spiegare la loro posizione. Secondo le parti in causa si tratterebbe di un abbaglio. Che tra l’altro sta coinvolgendo buona parte degli enti italiani. Un cambio normativo in base al quale i soldi in bilancio sarebbero stati spostati da un capitolato all’altro. Il buco non ci sarebbe: il denaro è nei bilanci, ma le variazioni di norma avrebbero costretto giovo forza i revisori contabili a segnalare alla Corte dei Conti anomalie da loro avvallate prima del cambio normativo. L’assenza del reato appropriazione indebita tra i capi di imputazione, almeno per ora, spingerebbe in questa direzione. La non appropriazione indebita, infatti, indica che nessuno degli indagati ha distratto dei fondi. Nessuno avrebbe rubato nulla stando a quanto accertato sinora. Il buco sarebbe fittizio: il denaro sarebbe stato spostato. Se legittimamente o meno sarà l’autorità giudiziaria a stabilirlo. I chiarimenti di Galli Gunnar Vincenzi, attualmente al vertice dell’ente provinciale commenta rapidamente: «C’è un’indagine in corso non posso dire nulla. Noi stessi facemmo una segnalazione relativa alla gestione precedente». La procura intanto indaga. Dario Galli, ex presidente provinciale, non risulta indagato. Fu lui, a dare la spiegazione del non buco non appena il bubbone esplose. Al momento gli inquirenti hanno acquisito tutta la documentazione e inerente i bilanci. Gli accertamenti sono in corso. «Ma – spiegano alcuni indagati – sino quando non sarà contestato qualcosa di diverso dal falso ideologico non si parli di buco in bilancio. È un errore grossolano che potrebbe avere conseguenze in termini legali». L’inchiesta prosegue. Ora la parola passa a consulenti e periti di accusa e difesa.