Confapi: nuova vita a 70 anni

Uno sguardo al passato e uno al futuro con qualche colpo al timone: Confapi Varese, l’Associazione piccole e medie industrie della provincia, si prepara a festeggiare il settantesimo anniversario di fondazione all’insegna del cambiamento. In vista del traguardo (tutto iniziò il 4 marzo 1947), debutta il nuovo logo e soprattutto il nuovo corso del gruppo di viale Milano, con l’azzeramento delle ultime cariche rinnovate solo l’anno scorso e l’inizio di una sorta di “bimestre bianco” che porterà alle nuove elezioni il 23 marzo. Esce di scena dopo 13 anni lo storico presidente Franco Colombo, già enfant prodige della rappresentanza.

La conferma ufficiale è arrivata solo ieri ma da qualche giorno circolava la voce anche perché l’ormai ex numero uno sul suo profilo Facebook aveva informato che la sua mail da presidente era disattiva. Ora il vicepresidente Pasquale Catalfamo annuncia di aver assunto anche la carica di presidente facente funzione pro tempore, in vista del prossimo rinnovamento degli organi associativi. Punto e a capo. Una strada con tanti elementi di novità tracciata ieri nel corso di una conferenza stampa in sede dallo stesso Catalfamo e dal direttore Mirco Mendogni (assente invece Colombo, che non ha rilasciato dichiarazioni in merito).

«Abbiamo voluto cogliere l’occasione dei 70 anni per affrontare un generale cambiamento – spiega il presidente pro tempore -. Saranno rinnovate tutte le cariche, compresa la mia. Abbiamo semplicemente applicato lo statuto che prevede questo passaggio intermedio fino al nuovo gruppo dirigente. La scadenza naturale sarebbe stata nel 2018 ma la coincidenza con questa data ci è parsa ideale per affrontare questa fase».

Per conoscere la nuova squadra, dunque, bisognerà attendere la primavera, ma intanto le dichiarazioni dei “timonieri” sono improntate alla massima disponibilità e alla voglia di riempire di contenuti questo anno al motto “70 anni insieme al tuo fianco”.

«Per noi è un momento importante, in questi mesi prenderemo posizione su molte tematiche, dai voucher al Jobs Act, e proporremo nuovi servizi – prosegue Catalfamo -. Riceviamo ogni giorno 20-25 chiamate di imprenditori che chiedono lavoro e contatti con l’estero e che vogliono avere qualcuno vicino. Abbiamo appena rinnovato l’accordo con Upel, l’Unione provinciale enti locali, per il rinnovo dello Sportello lavoro dove abbiamo avvicinato circa 400 persone in cerca di occupazione (per il 10 per cento si è trovata una soluzione). Da un nostro sondaggio interno sappiamo che l’80 per cento degli associati vuole potenziare l’export e trovare clienti internazionali».

E la crisi non è alle spalle, nonostante tanti pareri improntati alla positività: «Purtroppo il 2016 non si è chiuso bene e non abbiamo dati positivi – affonda il dirigente -. Le nostre aziende stanno soffrendo, migliaia hanno chiuso sull’asse Varese-Lecco e la domanda di lavoro è ancora altissima. La crescita non c’è ma grazie alla rete internazionale della nostra associazione cercheremo di potenziare i rapporti mondiali: presto io stesso sarò negli Stati Uniti per un accordo con le Camere di commercio americane. Si fa molta fatica ad assumere e anche i voucher hanno solo nascosto il vero problema, cioè il costo del lavoro ancora troppo alto. Ma dobbiamo anche convincere gli imprenditori a tornare felicemente in Italia perché molti hanno delocalizzato la produzione».

Non è tempo di buone notizie, insomma, «ma su tanti temi siamo stati assenti e invece dobbiamo far sentire la nostra voce, per questo presentiamo la nostra veste rinnovata».

Confapi non si tira indietro pensando alle 714 imprese del Varesotto associate, per un totale di 14.500 dipendenti (20 in media per ogni Pmi) e un sistema allargato ai vari servizi e agli enti bilaterali che arriva a un bacino di 1.350 attività per 28mila addetti.

«Pensiamo di essere l’associazione a oggi più innovativa e tecnologicamente avanzata nei servizi – rivendica il direttore Mendogni -. Il rinnovo dell’organizzazione è il corollario di questa operazione, un percorso previsto che non arriva come un fulmine a ciel sereno. Dobbiamo stare accanto agli imprenditori: ci sono settori più esposti alla crisi, come il manifatturiero classico che magari in questo ultimo decennio ha fatto fatica a innovarsi. Passaggio non facile visto che il tutto ha coinciso con la fortissima crisi che non è congiunturale ma ormai strutturale».