Concorsi truccati, arresto alla Liuc

Sette docenti universitari, titolari di cattedre di diritto tributario in diversi atenei, tra cui Liuc di Castellanza, agli arresti domiciliari per reati di corruzione. Altri 22 interdetti dallo svolgimento delle loro funzioni e di quelle “connesse a ogni altro incarico assegnato in ambito accademico per 12 mesi.” In tutto 59 indagati.

L’operazione “Chiamata alle armi”, messa in atto ieri mattina dalla guardia di finanza con 500 uomini, è partita da Firenze e si è estesa a tutto il territorio nazionale. I docenti, coinvolti come commissari al concorso per l’abilitazione scientifica nazionale all’insegnamento nel settore del diritto tributario, avrebbero creato un “patto” per scambiarsi reciprocamente i voti e favorire i candidati sponsorizzati da uno o dall’altro.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze, Antonio Pezzutti, su richiesta della procura della Repubblica diretta da Giuseppe Creazzo, ha emesso i vari provvedimenti e ieri sono state eseguite oltre 150 perquisizioni domiciliari in uffici pubblici, abitazioni e studi professionali. Il gip si è riservato di valutare la misura interdittiva dalla professione in seguito agli interrogatori.

I professori di diritto tributario arrestati sono Guglielmo Franzoni, tributarista a Firenze e docente a Lecce; Giuseppe Zizzo (Libero istituto universitario Carlo Cattaneo di Castellanza); Fabrizio Amatucci, attivo a Napoli; Alessandro Giovannini, docente all’Università di Siena, ex direttore generale della Provincia dal 2007 al 2011; Giuseppe Maria Cipolla, dell’Università di Cassino; Adriano Di Pietro, a Bologna; Valerio Ficari, attivo a Sassari e a Tor Vergata nella capitale. Risultano indagati Roberto Cordeiro Guerra, che insegna all’università di Firenze, e pure l’ex ministro Augusto Fantozzi (alle Finanze nel governo Dini e al Commercio con l’estero nel primo governo Prodi), oggi rettore dell’Università degli Studi “Giustino Fortunato” di Benevento.

Loro obiettivo, secondo le Fiamme gialle, sarebbe stato alterare i concorsi. L’indagine è partita da un episodio specifico: alcuni professori con studi professionali a Firenze hanno tentato di indurre Jezzi Philip Laroma, ricercatore dell’ateneo fiorentino, a ritirare la sua domanda. Gli preferivano un altro ricercatore, con un curriculum di minore spessore. A Laroma avrebbero chiesto di pazientare, fino alle prossima tornata.

Non hanno trovato davanti un muro di omertà, ma la pronta denuncia alla procura. È emersa così una rete di corruzione che coinvolge diverse università e sono all’esame dei magistrati le tornate del concorso relative al 2012 e al 2013. A quanto pare, gli accordi corruttivi si sono rivelati sistematici, in una logica di «spartizione territoriale e di reciproci scambi di favori, con valutazioni non basate su criteri meritocratici bensì orientate a soddisfare interessi personali, professionali o associativi».

«Non è che non sei idoneo.. Non rientri nel patto, non sei nella lista», sarebbe stata la risposta ricevuta da Laroma. E ancora (come emerge dalle intercettazioni): «Non siamo sul piano del merito, ognuno ha portato i suoi».

I pm Paolo Barlucchi e Luca Turco hanno evidenziato come le persone da abilitare all’insegnamento del diritto tributario non venissero scelte per le loro qualità ma “chiamate alle armi”.

L’operazione ha suscitato la vivace reazione di Claudio Zarcone, padre di Norman, il dottorando di Filosofia che nel 2010 denunciò le baronie nelle facoltà e si gettò da una finestra dell’Università di Palermo. «Troppe commistioni fra rettori e politica – dice – fra docenti e politica, fra baroni e centri di potere statuali».

 

Il rettore: «Fiducia nei magistrati»

È un fulmine a ciel sereno quello che si è abbattuto ieri sull’Università Cattaneo di Castellanza. Il coinvolgimento di Giuseppe Zizzo (nella foto) nell’inchiesta della Procura di Firenze e il suo arresto ai domiciliari ha spiazzato i vertici dell’ateneo. «Noi non possiamo aspettare che la giustizia faccia il suo corso – ha commentato il rettore della Liuc, Federico Visconti – Abbiamo massima fiducia nell’operato dei magistrati».

Zizzo siede in cattedra alla LIuc da diversi anni ed è professore ordinario di diritto tributario presso la Scuola di Diritto dell’Università.

E’ iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano dal 1990 e all’Albo speciale degli Avvocati cassazionisti dal 2003.

Opera prevalentemente nella consulenza in tema di imposizione sulle società e sulle operazioni straordinarie, nonché nell’assistenza giudiziale in controversie in materia tributaria a gruppi industriali, bancari ed assicurativi italiani ed esteri.

Dirige numerose iniziative di formazione specialistica post-universitaria in materia tributaria, in particolare in materia di imposizione sulle società ed operazioni straordinarie. Promotore di numerosi convegni e seminari su questioni legate all’imposizione delle società e su temi di politica tributaria, è membro delle direzioni di Rassegna Tributaria e di Rivista di Diritto Tributario, e membro del comitato scientifico di Corriere Tributario.

Dal 1986 ad oggi ha pubblicato due monografie nonché numerosi articoli sulla stampa specializzata e su riviste di settore, saggi in volumi collettanei, voci enciclopediche e note a sentenza, prevalentemente in tema di reddito d’impresa, imposizione sul reddito delle società ed elusione tributaria.

Sugli arresti di ieri mattina è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione. «Voglio andare fino in fondo» ha detto Valeria Fedeli, aggiungendo che entro ottobre arriverà una sorta di codice di comportamento sull’università sul quale il Miur da mesi sta lavorando insieme all’Anac nell’ambito delle iniziative anticorruzione. «La bozza è pronta da luglio, ora è in consultazione e vogliamo concludere assolutamente entro ottobre», ha spiegato precisando che i fatti che hanno dato spunto all’inchiesta Gdf si riferiscono a procedure di abilitazione relative al 2012/2013. «Sono sorpresa e anche preoccupata per quel che ho letto. Ho immediatamente fatto fare verifiche sulle circostanze della vicenda. Mi hanno riferito che i fatti contestati risalgono al 2013. Detto questo voglio andare fino in fondo» ha assicurato la ministra.