Con New York export da mezzo miliardo

Questione di feeling. Quello tra lombardi e gli Stati uniti non è mai venuto meno. Anche dal punto di vista degli scambi commerciali. Gli ultimi dati Istat ne sono la riprova e descrivono un vero e per certi versi inaspettato boom. Con un export regionale che è aumentato nel 2015 di più del 12%, raggiungendo quota 8,3 miliardi di euro in un anno; e con un import che s’impenna sfiorando una crescita del 17,5%, toccando i 3,6 miliardi di euro.

In altre parole, gli Stati Uniti arrivano a pesare il 7 per cento dell’export mondiale della Lombardia, la quale a sua volta vale un quarto degli scambi nazionali con gli Stati Uniti. Per farla breve, si parla di grandi numeri. Nel dettaglio, Milano va fiero di 3,7 miliardi di export e 2,3 di import (+15,2% e +23%); quasi un miliardo di export e circa 100 milioni di import i numeri invece per Brescia e Bergamo (+20% l’export annuale di Bergamo e + 8% per Brescia); oltre mezzo miliardo, infine, l’export targato provincia di Varese, lodevolmente cresciuto dell’11% nell’ultimo anno. Che cosa esportano le imprese lombarde dall’altra parte dell’Atlantico? In primis, naturalmente, il manifatturiero che vale 8 miliardi di export e 3,5 di import. In particolare, per export prevalgono macchinari (3 miliardi); prodotti finiti (1,8 miliardi); prodotti chimici (1,4 miliardi); bevande (270 milioni). Per contro, importiamo dagli Stati uniti prodotti chimici (1,4 miliardi); prodotti finiti (300 milioni); e materie prime (134 milioni).

A suggellare la collaborazione tra Lombardia e gli Usa ecco l’innovativa startup lanciata ieri che coinvolge Milano (e la sua città metropolitana) con la municipalità di New York. Il progetto si rivolge esplicitamente ad una ventina di start up e giovani imprese costituite negli ultimi quattro anni (una decina italiane e altrettante statunitensi), che abbiano contratti lavorativi in corso e attive in diversi ambiti: high tech e green economy; food e agri-food; social innovation; fashion e design; per espandersi fino alle nuove opportunità offerte dall’economia circolare, dalla sharing economy alla manifattura digitale, senza dimenticare le cooperative nate all’interno delle case circondariali.