«Con i soldi della Regione rifacciamo le nostre strade»

La messa in sicurezza della strada statale 629 e la realizzazione della bretella della Valcuvia. Gli amministratori di Luino hanno le idee chiare su come dovrebbero essere spese parte delle risorse destinate alla Provincia di Varese dal Patto per la Lombardia firmato dal presidente Roberto Maroni e dall’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi. La viabilità e il miglioramento dei collegamenti infrastrutturali tra il nord e il sud della provincia di Varese devono essere la priorità su cui investire le risorse in arrivo. Un Patto da far fruttare Martedì sera, in Comune a Varese, il governatore Maroni ha illustrato ai sindaci della provincia i contenuti del Patto per la Lombardia sottoscritti con il governo centrale; patto che prevede lo stanziamento da parte dello Stato di ben undici miliardi di euro, per finanziare opere pubbliche e progetti di valorizzazione del territorio. Alla riunione, ospiti del sindaco di Varese Davide Galimberti, erano presenti anche il primo citCasali, Maroni e Pellicini martedì sera a Palazzo Estense tadino di Luino Andrea Pellicini e il suo vice Alessandro Casali. La proposta dei due amministratori luinesi è quella di inserire tra le opere finanziate con le risorse del Patto, la riqualificazione della strada statale 629, la cosiddetta anche “vergiatese”, che collega Vergiate con Gemonio; un’arteria centrale e trafficata, ma tutt’altro che funzionale e sicura, caratterizzata anche da un numero impressionante di impianti semaforici. «Riqualificazione e messa in sicurezza della statale andrebbe finalmente a ricucire il nord con il sud della provincia di Varese, togliendoci dall’isolamento» sottolineano Pellicini e Casali, i quali chiedono il finanziamento e la realizzazione di un’altra opera viabilistica non più rinviabile, come la cosiddetta bretella della Valcuvia. «Opera – spiegano sindaco e vicesindaco – che permetterebbe di bypassare il collo di bottiglia che si crea a Cuveglio». Interventi attesi da anni dal territorio, dai cittadini, dagli automobilisti e anche dalle imprese. «Sono opere strategiche – commentato Pellicini e Casali – che interessano almeno cinquanta Comuni della nostra provincia e che non possono più attendere. Non possiamo essere la regione più ricca d’Italia, quella che mantiene tutto il Paese e continuare ad avere una strada medievale come la Vergiatese». Unità d’intenti Il primo cittadino di Luino nei prossimi giorni, invierà una lettera a tutti i sindaci coinvolti dalle due opere pubbliche; l’obiettivo è che tutti insieme, i Comuni interessati propongano unitariamente alla Regione di finanziare un questi interventi che sono considerati prioritari per lo sviluppo di una porzione significativa del nostro territorio. Pellicini ha intenzione di coinvolgere anche altri enti locali come Provincia e Comunità Montana, «i quali potranno esercitare un ruolo importante» osserva il primo cittadino. La proposta del sindaco di Luino ha già raccolto i primi consensi degli altri amministratori presenti alla riunione varesina; del resto, è stato lo stesso Maroni, durante l’incontro a Palazzo Estense, a caldeggiare e invitare i Comuni ad unire le loro forze, per concentrare le risorse su obiettivi condivisi. «Forse è la volta buona» chiosa Pellicini

 

Nove milioni per le valli prealpine E anche il Varesotto esulta

 

Nove milioni di euro in totale nel triennio 2017/19 a favore delle valli prealpine, comprese ovviamente quelle della provincia di Varese. L’aula del consiglio regionale ha approvato un emendamento della Lega Nord che aumenta gli stanziamenti del fondo per lo sviluppo delle valli, da tre a nove milioni di euro per il triennio. Soltanto lo scorso mese di ottobre, il presidente della Regione Roberto Maroni era stato in visita a Curiglia con Monteviasco, piccolissimo paese dell’alto varesotto a rischio isolamento, rendendosi conto di persone delle necessità di risorse per poter rilanciare sia la Val Veddasca sia la Val Dumentina. Azioni di rilancio Il governatore era accompagnato dalla consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Paola Macchi, dal vicesindaco di Luino Alessandro Casali e dal presidente della Cm Giorgio Piccolo, oltre che dal sindaco di Curiglia Ambrogio Rossi. «L’approvazione dell’emendamento – afferma il consigliere regionale varesino Emanuele Monti – è un segnale di attenzione concreto per il territorio montano e in particolare per quei territori di confine come il nord della provincia di Varese, dove si deve fare di tutto per evitare che i cittadini siano portati ad andarsene verso la vicina Svizzera». L’obiettivo è quello di sostenere gli investimenti pubblici in aree disagiate come quelle montane. «La montagna rappresenta il 50% del territorio lombardo» conclude Monti. Soddisfatto anche il vicesindaco di Luino Alessandro Casali. «Ringrazio i consiglieri regionali Monti e Ugo Parolo che hanno permesso che si concretizzasse questa importante azione di sviluppo territoriale – commenta il vicesindaco di Luino – io vivo questo territorio e credo fermamente nelle azioni di rilancio per valorizzarlo. Sono loro grato per aver preso a cuore questo importante progetto e li ho invitati ad una prima riunione qui da noi». Il “cappello” A tirare le orecchie a Casali sono però gli attivisti luinesi del Movimento 5 Stelle, che in una nota bacchettano il vicesindaco «per aver messo il cappello sulla vicenda per manie di protagonismo». «È una totale scorrettezza – dichiara Gianfranco Cipriano di Luino 5 Stelle – non citare i meriti del M5S in riferimento alla questione; io e la consigliera Macchi possiamo ringraziare il presidente Maroni per aver accolto le nostre istanze pro valli e averci indicato come referente il consigliere Parolo. Il tutto ha avuto inizio da una lettera da me redatta con la richiesta di aiuto per il Comune di Curiglia che aveva perso in poco tempo l’unico negozio di alimentari, il bar trattoria e il servizio autobus». Il progetto pilota per il rilancio della valle è stato definito in diversi incontri tra i “grillini” e i Comuni dell’Unione Prealpi. «Non è per rivendicare la paternità dell’iniziativa che è l’ultima cosa che ci interessa ma per non passare per fessi» conclude Cipriano. n