Comi: «Mamma era fiduciaria» Ma «colpa del commercialista»

Il Parlamento Europeo ha aperto una serie di inchieste contro sei deputati italiani per l’uso improprio di fondi comunitari, che sarebbero stati utilizzati per pagare assistenti locali o ricerche senza rispettare le regole interne dell’Assemblea di Strasburgo. Alcune indagini sono ancora in corso e l’esito «non è chiaro», spiega una fonte dell’Europarlamento. I casi di Riccardo Nencini e Pier Antonio Panzeri sono “pubblici”, visto che entrambi hanno presentato ricorso davanti alla Corte di giustizia dell’Unione Europea contro le richieste di rimborso effettuate dall’Europarlamento. Gli altri “casi in corso” sono quelli di Mario Borghezio della Lega Nord, Lara Comi di Forza Italia e Laura Agea e Daniela Aiuto del Movimento 5 Stelle, spiega la fonte. La notizia dell’uso improprio di fondi europei da parte di deputati italiani è stata data per prima dal quotidiano la Repubblica. «Come persona che ha un ruolo pubblico mi prendo comunque tutte le responsabilità di questa vicenda e ho già messo in atto tutte le azioni necessarie: sto restituendo la somma che viene contestata, con una detrazione che ogni mese mi viene prelevata direttamente dallo stipendio», scrive in una nota Lara Comi, europarlamentare e vice presidente del partito popolare europeo (Ppe), che spiega: «Nel 2009, a 26 anni, sono stata eletta al Parlamento Europeo. Ho deciso di avere a fianco a me con un incarico fiduciario, come mi era consentito, mia madre. Per potermi supportare in questo ruolo lei si è presa l’aspettativa – non retribuita – dal suo lavoro pubblico come insegnante. La possibilità di scegliere un familiare come collaboratore era permessa fino al 2009, con un periodo transitorio di un anno, come mi aveva spiegato il mio commercialista, che aveva anche consultato gli uffici del Parlamento Europeo. Solo nel 2016 vengo a scoprire che questa possibilità era stata esclusa dai regolamenti parlamentari. Per questa ragione, già lo scorso 3 aprile 2016, ho ritirato l’incarico al mio commercialista che, seppure in buona fede, aveva commesso l’errore», conclude la Comi.