Comerio ha perso la vision

La Prealpina - 19/07/2017

Spazi di lavoro, strutture sanitario-assistenziali, servizi per il tempo libero e l’intrattenimento, aree residenziali. C’è un “bigino” urbanistico nella lettera d’intenti per la riconversione dell’ormai ex area Whirlpool di Comerio. Nulla di scorretto, nulla di sbagliato, nulla d’illecito, per carità. Anche perché, con buon senso, si è preferito escludere spazi commerciali di cui, francamente, non s’avverte urgente bisogno. Manca però la vision e scarseggia pure quel coraggio che sarebbe stato auspicabile per rendere davvero diversa quest’ampia fetta di territorio, innalzando Comerio a realtà di rinnovato rilievo internazionale. Eppure il messaggio, da più parti, era giunto forte e chiaro dopo la decisione della multinazionale di traslocare il proprio centro direzionale alle porte di Milano: la scelta più ovvia e congeniale, non soltanto per ragioni storiche, sarebbe stata quella di fare all-in sulla vocazione turistico-sportiva da tanti sbandierata, però mai sostenuta concretamente con investimenti ingenti e pertanto strategici da industriali e imprenditori lungimiranti.

Con il patto siglato da Esther Berrozpe Galindo, presidente di Whirlpool Emea e vicepresidente esecutivo di Whirlpool Corporation, e da Silvio Aimetti, sindaco di Comerio, si sta insomma materializzando in certezza il rischio di perdere un’occasione del tutto unica, quella di donare all’intera contea dei laghi un virtuoso salto di qualità attraverso la realizzazione di un centro sportivo d’alta specializzazione che non avrebbe pari al mondo. Ovviamente votato agli sport acquatici (what else?), con particolare riferimento a nuoto e canottaggio, discipline capaci di donare talenti in serie al Varesotto, e con doverosa attenzione agli straordinari atleti paralimpici.

Impianti e strutture all’avanguardia (a cominciare da una piscina da 50 metri coperta ma scopribile, magari con tribuna degna di grandi eventi), ampia foresteria, centro di preparazione fisica e di riabilitazione, aule didattiche, sala convegni: ecco, in estrema sintesi, ciò che avrebbe potuto proiettare Comerio e la contea dei laghi verso nuovi orizzonti. Garantendo ai campioni ed ai giovani locali una “casa” (così, con il tepore del cuore, l’aveva chiamata Giuan Borghi…) degna delle loro ambizioni e pure attirando qui i migliori atleti al mondo per stage qualificati. Su un progetto con tali contorni, ne siamo certi, gli sponsor avrebbero fatto la fila per apporre il proprio brand sulla meravigliosa terrazza naturale con impagabile vista sul Lago di Varese.

Certo, forse non sarebbe stato così semplice forzare la mano del management del colosso Whirlpool, ma forse Comerio – attraverso il suo sindaco e la sua giunta – avrebbe dovuto alzare lo sguardo oltre la semplice prospettiva di un nuovo e bellissimo quartiere. In cui troverà spazio di tutto e di più, garantendo (ce lo auguriamo sinceramente) lavoro e occupazione, ma che di peculiare rispetto al contesto generale del territorio avrà soltanto la modernità.

Non sappiamo se vi siano ancora margini per una correzione di quanto sottoscritto, ma crediamo che una riflessione andrebbe fatta e in tempi brevi. Magari sotto la spinta della Varese Sport Commission, e quindi della Camera di Commercio, ma non senza il diretto coinvolgimento dell’Univa. Perché da sempre riteniamo ineludibile l’apporto di un gruppo elitario che, ahinoi, dello sport non s’è mai occupato in maniera diretta, seppur in una provincia che proprio per lo sport e grazie allo sport s’è esaltata agli occhi del pianeta.