Come l’Italia ha scalato l’export mondiale

Superata la Corea, siamo quinti al mondo nelle esportazioni. Quarti, davanti anche al Giappone, se si escludono le auto. Ritratto di un paese niente affatto in declino nel quadro della competizione globale. Anzi I “magnifici 7” settori del made in Italy si suddividono nelle “3F” e nelle “4M”, prendendo spunto dalle iniziali del 7 settori stessi: Fashion, Food, wine and tobacco e Furniture and building materials, e poi Metal products, Machinery, Motoryachts and other transport equipment, Medicaments and personal care products Negli ultimi sette anni, rispetto La nostra forza risiede in un al 2015, l’export totale di nucleo di circa 9 mila aziende merci dell’Italia è stato il più esportatrici medie, dinamico del G7 ed è cresciuto medio-grandi e grandi con del 48 per cento, cioè quasi 50-1.999 addetti, che del doppio rispetto a quelli di realizzano i tre quarti del Francia e Germania nostro export manifatturiero di Marco Fortis In base alle statistiche dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) relative al 2023 l’Italia figura sesta nell’export mondiale, con un export di 670 miliardi di dollari (626 miliardi di euro secondo l’Istat). Escludendo però i Paesi Bassi, le cui esportazioni sono costituite in gran parte da sole merci in transito nei porti e non da un effettivo export di prodotti olandesi, l’Italia è in realtà il quinto esportatore mondiale, dopo Cina, Stati Uniti, Germania e Giappone. Se poi escludessimo le auto, che pesano fino al 10-15 per cento nelle esportazioni di singoli paesi come Germania, Corea del Sud e Giappone ma che costituiscono soltanto il 3 per cento degli scambi mondiali, l’Italia è addirittura il quarto esportatore nel restante 97 per cento del commercio internazionale, in virtù di una specializzazione merceologica estremamente diversificata e non legata a pochi macrosettori dominanti. Infatti, escludendo le auto, l’export italiano (657 miliardi di dollari) è ampiamente superiore anche a quello del Giappone (607 miliardi). Un bel successo per un paese come il nostro che fino a una decina di anni fa era considerato in declino dalla maggior parte degli economisti (specie di casa nostra) e giudicato come un perdente sicuro nel quadro della competizione globale. Italia davanti alla Germania per produttività e competitività Declino? Perdente sicuro? Niente affatto. Al contrario, nel 2023 l’Italia ha nuovamente superato per valore totale delle esportazioni la Corea del Sud (che dal 2010 ci aveva sorpassati) ed è ormai a soli 40 miliardi di dollari di distanza dall’export complessivo del Giappone (717 miliardi di dollari), un paese con una popolazione più che doppia della nostra. Negli ultimi sette anni, rispetto al 2015, l’export totale di merci dell’Italia è stato il più dinamico del G7 ed è cresciuto in dollari correnti del 48 per cento, cioè quasi del doppio rispetto a quelli di Francia (+28 per cento) e Germania (+27 per cento) e di oltre il triplo rispetto agli export di Giappone (+15 per cento) e Regno Unito (+12 per cento). Inoltre, le nostre esportazioni hanno prevalso anche su quelle di due paesi avvantaggiati dalla grande disponibilità di materie prime ed energia e dal loro recente rincaro come Canada (+38 per cento) e Stati Uniti (+34 per cento). Chi, sulla base di vecchi luoghi comuni o di analisi superate, continua a descrivere un’Italia come un paese industriale con bassa produttività o non competitivo, arretrato sul piano della tecnologia e dell’innova *** zione, sta semplicemente guardando un altro film rispetto alla realtà. In molti sono tratti in inganno dai dati medi dell’Italia sulla produttività manifatturiera, che sono distorti dall’enorme numero di microimprese della classe con meno di 10 addetti (292 mila imprese nel 2021) e anche della classe 10-19 addetti (37 mila imprese) che caratterizza il nostro sistema produttivo fatto di distretti e filiere. Ma non sono le microimprese quelle con cui l’Italia compete sui mercati internazionali. La nostra forza risiede in un nucleo di circa 9 mila aziende esportatrici medie, medio-grandi e grandi con 50-1.999 addetti, che realizzano i tre quarti del nostro export manifatturiero, nonché in un ulteriore ristretto gruppo di una quarantina di imprese con oltre 2 mila occupati, che esportano un altro 12 per cento circa. In questo tipo di imprese di maggiori dimensioni e orientate all’export, se analizziamo i livelli di produttività, battiamo addirittura la Germania. Infatti, la produttività del lavoro delle medie imprese italiane con 50249 addetti, data dal valore aggiunto per occupato, è di ben 16 mila euro più alta di quella delle corrispondenti imprese tedesche (dati Eurostat riferiti al 2021). E persino nelle imprese medio-grandi e grandi teniamo testa alla Germania, specie se escludiamo il settore auto. Ciò perché siamo davanti ai tedeschi anche nella classe delle imprese con 250 e più addetti in numerosi settori manifatturieri, dall’alimentare all’abbigliamento-calzature, dalla gommaplastica alla metallurgia, dalle ceramiche ai mobili. Non solo. Anche in termini di crescita, la produttività del lavoro della manifattura italiana è aumentata di più di quella tedesca dal 2015 al 2023. I livelli tecnologici e di innovazione delle nostre imprese esportatrici, specie dopo la rivoluzione del Piano Industria 4.0, sono ormai elevatissimi così come quelli della robotizzazione, dove, ad esempi, siamo quarti al mondo per robot installati nella meccanica o terzi nell’industria alimentare. Un altro nostro asso nella manica è la differenziazione dei prodotti esportati. Basti pensare che nel 2023 l’Italia ha potuto vantare ben 110 prodotti della classificazione HS a 4 cifre del commercio internazionale cal’estero superiore ai 500 milioni di dollari. Ben 89 di tali 110 prodotti, cioè la maggior parte, appartengono a quelli che la Fondazione Edison ha denominato i “magnifici 7” settori del made in Italy. A tali 89 prodotti si aggiungono altre due voci, una a 2 cifre, i mezzi aerospaziali, e una a 6 cifre, le autovetture superiori ai 3.000 cc. (leggasi Ferrari), che vanno a completare il quadro dei 91 nostri prodotti di eccellenza e di maggiore specializzazione internazionale. I “magnifici 7” del made in Italy I “magnifici 7” settori del made in Italy si suddividono nelle “3F” e nelle “4M”, prendendo spunto dalle iniziali del 7 settori stessi, che abbiamo denominato in lingua inglese non per esterofilia bensì per favorire la divulgazione a livello internazionale di questo tipo di statistiche. Le “3F” costituiscono i tre settori tradizionali di specializzazione internazionale dell’ItaFood, urine and tobacco e Furniture and building materials. Ma le “4M” sono non meno importanti e rappresentano i quattro settori di più recente sviluppo e specializzazione dell’Italia nel commercio mondiale. Le “4M” sono: Metal products, Machinery, Motor yachts and other transport equipment, Medicaments and personal care products. Complessivamente, le 91 voci statistiche che costituiscono i prodotti di punta dei “magnifici 7” settori del made in Italy hanno generato nel 2023 un export di 322,2 miliardi di dollari e un surplus con l’estero di 203 miliardi. Il settore Fashion vanta 16 prodotti top per un export nel 2023 di 61,8 miliardi di dollari e un attivo di 37,1 miliardi. I prodotti di maggior importanza del settore Fashion, in termini di surplus commerciale con l’estero nel 2023 (in miliardi di dollari, tra parentesi) sono: gioielleria (8,6), borse e valigie in pelle (7,3), calzature con tomaia in pelle (5,4 miliardi), occhiali (3,1), vestiti da donna (2,0) e pelli conciate (1,9). Un altro nostro punto di forza è il settore Food, urine and tobacco che comprende anch’esso 16 prodotti top per un export nel 2023 di 40,9 miliardi di dollari e un attivo di 31,9 miliardi. Il comparto è guidato da vini e spumanti (7,8) seguito da paste alimentari (4,3), pomodori pelati e salsa di pomodoro (2,8), prodotti da forno (2,7), formaggi (2,5) e cioccolato (1,9). Completa il terzetto dei settori tradizionali del made in Italy l’aggregato Furniture and building materials, con 5 prodotti di punta capaci lo scorso anno di un export di 21,3 miliardi di dollari e di un surplus di 16,8 miliardi. I prodotti di maggior importanza di questo settore sono: mobili escluse sedie e divani (6,6), piastrelle ceramiche (4,5), sedie e divani (3,2) e pietre ornamentali (1,6). Tra le “4M” figura il settore settore Machinery and equipment, che è ormai il più importante del made in Italy e ci vede primeggiare nel mondo con Germania, Cina e Giappone. Nel 2023 ha presentato ben 30 *** prodotti con un surplus superiore ai 500 milioni di dollari, per un export equivalente di 89,6 miliardi di dollari e un attivo con l’estero di 57,8 miliardi. Tra i prodotti di punta del settore vi sono: macchine per imballaggio (6,5), rubinetteria e valvolame (6,1), pompe per liquidi (3,0), refrigeratori e apparecchiature per il freddo (2,5), apparecchi di trasmissione (2,3), macchine per l’industria alimentare (2,2), macchine per lavorare le materie plastiche (2,0) e macchine utensili per lavorare i metalli (1,4). Il settore Metal products a sua volta nel 2023 ha presentato 14 prodotti di eccellenza per un export di 27,6 miliardi di dollari e un attivo con l’estero di 18,2 miliardi. Con prodotti top come tubi di acciaio (3,9), articoli in ferro e acciaio (3,3) e articoli in alluminio (1,4). E veniamo alla terza “M”, quella dei mezzi di trasporto. Al riguardo, va precisato che l’Italia non ha una specializzazione internazionale significativa nelle autovetture (a parte le auto sportive superiori ai 3.000 cc. e la componentistica). Ma è invece una assoluta protagonista a livello mondiale nell’export di Motoryachts and other transport equipment excluding cars “3,000 cc., settore che ha presentato nel 2023 ben cinque prodotti con surplus con l’estero significativi, per un export totale di 25,5 miliardi di dollari e un attivo di 19,5 miliardi. Si tratta di tre voci HS a quattro cifre: navi da crociera (4,7), yachts a motore e altre imbarcazioni da diporto (3,9) e motocicli (0,8). Ad esse si aggiunge la voce HS a due cifre dei mezzi aerospaziali (3,7), che include gli elicotteri, e la voce HS a sei cifre delle autovetture con cilindrata superiore ai 3.000 cc. a cui contribuisce per la maggior parte la Ferrari, brand del made in Italy per eccellenza (6,3). Infine, negli ultimi anni è diventato un altro dei pilastri del made in Italy, guadagnandosi i galloni da protagonista, l’aggregato Medicaments and personal care products, trainato principalmente dall’export farmaceutico ma anche da diverse tipologie di prodotti della cosmetica. Questo settore ha presentato nel 2023 sei voci con un surplus rilevante con l’estero, per complessivi 56,8 miliardi di dollari di export e 22,9 miliardi di attivo. Tali voci sono: medicinali confezionati (17,1), profumi (1,4), cosmetici per occhi, labbra e pelle (1,4), preparati per i capelli (1,2) e farmaci biotecnologici (0,8). I primati mondiali dell’Italia Considerando invece la disaggregazione statistica HS a sei cifre, risulta che l’Italia è stata nel 2022 il primo esportatore mondiale di 201 prodotti, 17 dei quali con un export superiore al miliardo di dollari e altri 13 con un export compreso nell’intervallo da 500 milioni di dollari fino a 1 miliardo. Ad essi si aggiungono altri 75 primati mondiali di prodotti con esportazioni comprese nell’intervallo da 100 milioni fino a 500 milioni e ulteriori 32 prodotti con esportazioni comprese tra i 50 e i 100 milioni di dollari. Nel complesso, i primati mondiali italiani di prodotto con un export superiore ai 50 milioni di dollari sono risultati nel 2022 pari a 137. Nel complesso, l’export dei 137 prodotti in cui l’Italia è risultata nel 2022 il primo esportatore mondiale con un export individuale di almeno 50 milioni di dollari è stato pari a 70,2 miliardi di dollari. Tra i nostri primati mondiali di punta vi sono, solo per citarne alcuni: piastrelle ceramiche, navi da crociera, yachts a motore, occhiali da sole, macchine per imballaggio e loro parti, pasta, preparati di pomodoro, calzature in pelle, portafogli e cinture in pelle, macchine per riscaldare gli alimenti, macchine per l’industria della pasta e dei prodotti da forno, prosciutti, vermut, aceti, pelli bovine conciate e tessuti con almeno l’85 per cento di lana o peli fini, presse per lavorare i metalli, macchine per la lavorazione delle ceramiche, macchine utensili per i metalli piegatrici, raddrizzatrici o spianatrici per prodotti piani.