Come è cambiata l’occupazione a vent’anni dalla New Economy

La Provincia Varese - 27/04/2017

Capire come cambia il mondo del lavoro non è certo facile: nel 1995, durante l’ascesa di quella che all’epoca si chiamava la new economy trascinata dalla diffusione di Internet, l’attivista americano Jeremy Rifkin pubblicò un libro (La fine del lavoro) in cui profetizzava che le nuove tecnologie informatiche, unite alla globalizzazione, avrebbero reso superfluo un crescente numero di lavoratori, arrivando a una vera e propria crisi globale e alla scomparsa dell’idea stessa di lavoro, come era stato fino a quel momento inteso. A oltre vent’anni di distanza, nonostante le numerose difficoltà e le incertezze che si legano al tema dell’occupazione, si può dire che le previsioni più apocalittiche di Rifkin non si sono realizzate e che anzi la trasformazione tecnologica legata alle Reti ha portato alla nascita di professioni nuove, nuovi servizi, nuovi prodotti, nuove forme di produzione e di distribuzione che fino a pochi anni fa non erano nemmeno immaginabili. Allo stesso modo, anche un bilancio degli effetti della globalizzazione sul mercato del lavoro non può essere semplificato in una prospettiva “tutto bianco o tutto nero”. Per capire allora la storia e l’attualità delle problematiche dell’occupazione la LIUC – Università Cattaneo propone, il prossimo mercoledì 3 maggio dalle ore 18.30 un incontro dal titolo “La fine DEL lavoro o la nascita DEI lavori?” con Massimiliano Serati, Professore associato di Politica economica. Si parlerà delle dinamiche che legano l’occupazione all’innovazione, alla produttività, all’apertura internazionale dei mercati, ma non solo. Grazie ai filmati messi a disposizione dall’Archivio del cinema industriale e dell’Istituto Luce – Cinecittà, infatti, sarà possibile confrontare la prospettiva di oggi con immagini che raccontano la continua trasformazione che il mondo dell’industria ha attraversato dai primi del Novecento: dalle prime forme di meccanizzazione introdotte in una società dominata da forme di occupazione ancora tradizionali, al lavoro moderno ma alienante delle grandi fabbriche del boom economico, fino ai lavoratori-imprenditori dei distretti industriali in ascesa.