Colombo: “Su Jobs Act e articolo 18 avevamo ragione noi”

Varesenews - 06/02/2017

 

I dati sull’occupazione pubblicati a dicembre dall’Istat, secondoUmberto Colombo, segretario provinciale della Cgil, confermerebbero le dure critiche che il sindacato guidato da Susanna Camusso a suo tempo fece al Jobs Act e all’abolizione dell’articolo 18.

L’OCCUPAZIONE NON SI CREA CON GLI INCENTIVI
La prima argomentazione usata da Colombo riguarda il tipo di intervento dell’ormai ex Governo Renzi. «I dati non mentono – dice il sindacalista – pur con le tutele crescenti c’è un fortissimo calo delle occupazioni. Una situazione che dà ragione alla nostra battaglia che denunciava uno sviluppo delle assunzioni drogato da sgravi fiscali e incentivi. Oggi la maggioranza degli avviamenti al lavoro  è fatta a tempo determinato, quindi la precarietà non solo non è finita ma penalizza proprio chi entra nel mondo del lavoro».

LA SITUAZIONE IN PROVINCIA DI VARESE
Secondo i dati pubblicati dal portale Osserva della Camera di Commercio, il tasso di disoccupazione in provincia di Varese nella fascia tra i 15 e i 24 anni è del 32,10 % , mentre nella fascia tra i 25 e i 34 anni è del 10,6%, percentuale che si abbatte al 6,6% nella fascia oltre il 35 anni. «Il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto un livello inaccettabile. Un territorio che non dà opportunità alle nuove generazioni è destinato al declino. Tra l’altro stiamo parlando di generazioni che hanno nun tasso di scolarizzazione molto alto rispetto al passato. Le nostre università,InsubriaLiuc, stanno lavorando molto sulle nuove generazioni ma quello che ci vorrebbe è creare un futuro lavorativo sul territorio. A fronte di ottimi risultati in termini di occupabilità dei giovani laureati dai due atenei, questa occupabilità spesso si gioca fuori dalla nostra provincia. Lo sforzo di tutti deve andare verso la valorizzazione del capitale umano e per farlo bisogna creare un collegamento stabile tra il mondo della scuola e della formazione con il territorio»

SALARI ADEGUATI
«Per dare una vera chance ai giovani occorre avere livelli salariali adeguati – conclude Colombo – . Le imprese che puntano alla compressione dei costi sui giovani sono poi quelle finite fuori mercato. Chi invece ha fatto innovazione nella riqualificazione delle risorse umane ha affrontato meglio la crisi. La Cgil su questi temi si è spesa e si sta spendendo anche attraverso i quesiti referendari: sull’abolizione dei voucher e delle norme che limitano la responsabilità solidale negli appalti per impedire che ci siano differenze di trattamento tra chi lavora nell’azienda committente e chi in un’azienda appaltatrice o in un’azienda in sub-appalto. La Cgil riafferma il principio che chi opera nel sistema degli appalti deve vedersi garantiti gli stessi diritti e le stesse tutele».