Collocamento disabili: “Esiste un modello Varese”

Varesenews - 01/06/2017

Quando si parla di mercato del lavoro ci sono due epoche: prima e dopo il Jobs Act. La riforma introdotta dal Governo ha rivoluzionato l’intera materia, compreso il collocamento mirato dei disabili, tema a cui la Camera di Commercio di Varese ha dedicato convegno a cui hanno partecipato Marco Bellumore, responsabile Area Vigilanza 2- Ispettorato territoriale del lavoro di Varese, Fabrizio Sinonimi, responsabile Ufficio collocamento mirato disabili della Provincia di Varese, Aldo Montalbetti, presidente di Federsolidarietà Insubria- Confcooperative Insubria. Insieme a loro, anche i rappresentanti di tre realtà imprenditoriali che hanno portato la loro testimonianza: Giovanni Cafaro, responsabile marketing e comunicazione della cooperativa Ozanam di Saronno, Filippo OLdrini, responsabile dell’area lavoro della cooperativa Solidarietà e servizi di Busto Arsizio e Adriano Campana, amministratore delegato di La struttura spa di Cassano Magnago.
NUMERI E LUOGHI COMUNI SULLE COOPERATIVE SOCIALI
Quanto sappiamo delle cooperative sociali? Poco e spesso quello che conosciamo è falsato da una percezione errata. Nel suo intervento Giacomo Mazzarino, dirigente dell’area Semplificazione e informazione alle imprese della Camera di Commercio, ha sottolineato quanto sia invece importante, quando si parla di cooperative sociali e collocamento dei disabili, uscire da uno schema che fa riferimento a un immaginario collettivo che inquadra questo settore non con i crismi tipici dell’economia ma come a un movimento caratterizzato dal solo “volontarismo. «In realtà – ha spiegato Mazzarino – i numeri ci dicono che ci troviamo di fronte a un settore importante. In Lombardia ci sono 150 cooperative iscritte all’albo regionale, che coinvolgono dodicimila persone e generano un valore aggiunto di 770 milioni di euro. È chiaro che l’informazione gioca un ruolo decisivo per superare la percezione di cui parlavo».
In provincia di Varese si contano 45 cooperative sociali di tipo B iscritte all’albo regionale, per un totale di 821 persone assunte, tra soci lavoratori e dipendenti, di cui 246 persone svantaggiate (le cooperative devono avere almeno il 30% di disabili sull’intera compagine lavorativa), per un fatturato aggregato di 29 milioni di euro.
UNA NORMATIVA COMPLESSA E STRATIFICATA NEL TEMPO

Parlare di norme in materia di collocamento lavorativo dei disabili significa fare i conti con una serie di fonti stratificate nel tempo. Si va dalla legge numero 462 del 1968, nota anche come legge sul collocamento obbligatorio, che disciplina le assunzioni nelle pubbliche amministrazioni e nelle aziende private, fino al decreto legislativo numero 185 del 24 settembre 2016 che introduce le modifiche ai decreti del Jobs Act. In mezzo a questo intervallo ci sono altre tre leggi e un ulteriore decreto legislativo. «Questo complesso normativo- ha detto Marco Bellumore – dà alle aziende la possibilità di gestire in maniera più efficace, rispetto al passato, il collocamento dei lavoratori disabili. L’intervento del legislatore nel tempo ha avuto sempre come obiettivo di far affrontare alle imprese questo obbligo di legge con più serenità. Questo spiega i numerosi interventi a partire dagli incentivi economici fino agli strumenti flessibili che facilitano il rispetto dell’obbligo di legge».
LE CONVENZIONI EX ARTICOLO 14 D. LGS 276/2003
Quando si parla di collocamento dei disabili non sono tutte luci. I problemi, come ha sottolineato Fabrizio Simonimi, ci sono anche con la nuova normativa. Eppure, per quanto riguarda le convenzioni tra le imprese che devono assumere obbligatoriamente e le cooperative sociali di tipo B che possono accompagnarle in questo percorso, lo schema è tutt’altro che complicato. L’impresa assegna alla cooperativa sociale una commessa di lavoro, la cooperativa effettua l’assunzione che viene computata a favore dell’azienda. Per stipulare una convenzione ex articolo 14 basta contattare il collocamento disabili della Provincia di appartenenza. Anche le stesse associazioni di rappresentanza, sia dei lavoratori che degli imprenditori, possono stipulare convenzioni ex art 14.
La convenzione quadro della Provincia di Varese prevede: la necessità di un modello predefinito di convenzione tra ente provinciale, azienda e cooperativa. Queste ultime devono inoltre aderire a un’associazione di rappresentanza che abbia sottoscritto a sua volta alla convenzione quadro, mentre il datore di lavoro deve avere ottemperato alla legge n. 68/99 per quanto riguarda gli altri obblighi. «Si tratta di uno strumento che ha ormai ha quindici anni – ha commentato Simonini-. Gli aspetti problematici in Lombardia riguardano i disabili più deboli che tendono ad essere marginalizzati».

In provincia di Varese dei 73 avviamenti di lavoratori e lavoratrici, la maggioranza sono maschi (51). Svolgono per lo più mansioni da operaio (22), sono adibiti a lavori di assemblaggio (14), addetti alla segreteria (11), pulizie (8), operatori data entry (6), aiuto produzione (5), magazzinieri (4), operatori ecologici (3) «L’articolo 14 aiuta le aziende ad assolvere ai propri obblighi – ha spiegato Montalbetti – ma ricordiamo che la cooperazione sociale nasce molti anni prima della legge. In provincia di Varese possiamo dire che il limite del 30% nelle cooperative è stato ampiamente superato, come dimostrano i dati. Ciò che rileva in questo quadro è il tipo di inserimento del disabile che viene fatto in base a uno specifico progetto e a una volontà di collaborare tra cooperative di tipo B e imprese private».
SONO POCHI O TANTI I DISABILI COLLOCATI?
I rappresentanti delle tre realtà imprenditoriali chiamati a testimoniare il loro percorso sull’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro concordano: non sono tanti. Al tempo stesso però sottolineano che c’è molto spazio per incrementarli perché le cooperative sociali in questi anni hanno lavorato molto sulla qualità dell’impiego e sul rapporto con le imprese. «L’articolo 14 – ha detto Oldrini della cooperativa Solidarietà e servizi – ti dà la possibilità di creare lavoro vero, sfidante e di un livello fondamentale per il sistema economico. E quando parliamo di assemblaggio non parliamo di processi di basso livello».

«È stato creato un modello Varese – ha aggiunto Cafaro della cooperativa Ozanam – ma bisogna fare ancora molto sul piano informativo perché molti direttori del personale delle aziende non conoscono l’articolo 14 e le sue potenzialità. Sappiamo delle difficoltà che le aziende hanno nell’assumere un disabile, ma conosciamo anche il valore aggiunto di questo percorso».
Anche Campana è convinto che ci voglia più comunicazione e formazione, due richieste che nella sua azienda arrivano dagli stessi lavoratori. «Io non sapevo nulla dell’articolo 14 – ha concluso l’ad di Struttura spa -. Oggi posso dire che questo percorso fa crescere i tuoi collaboratori insieme all’azienda. Sono loro che mi stimolano su alcuni aspetti dell’organizzazione del lavoro, per esempio mi hanno chiesto un progetto per un portale dedicato alla gestione degli ordini, dimostrando di riuscire a guardare oltre, superando ogni limite».