Colf e Badanti – Assistenza oltre la crisi

La Prealpina - 24/07/2020
  • Fra i lavoratori stranieri per cui, fra marzo e maggio, si temeva l’assenza di manodopera, c’erano anche le badanti e le colf.
    Durante il periodo più buio della pandemia che ha colpito soprattutto la Lombardia, il timore era infatti che le operatrici potessero decidere di tornare a casa, lasciando la “zona rossa” italiana. E, dall’altro lato, che le famiglie italiane non volessero più avere il supporto di
    queste collaboratrici domestiche legate soprattutto all’assistenza agli anziani, perché potenzialmente potevano portare il virus alle persone più fragili come gli ultraottantenni.
    Nulla di tutto ciò. Fortunatamente, invece, il sistema ha retto. Lo sottolinea Filippo Pinzone, presidente delle Acli di Varese che addirittura rivela come la tendenza sia stata opposta. Ovvero che si sta assistendo «a un boom di assunzioni e regolarizzazioni». D’altronde,
    «con la popolazione che tende all’invecchiamento – aggiunge il presidente della sezione prealpina delle Associazioni cristiane lavoratori italiane – il bisogno di manodopera in questo segmento è in continuo aumento e in movimento. Perché per le famiglie e le lavoratrici non è sempre facile trovare la situazione ottimale e, inoltre, in questo periodo si stanno sommando le ferie delle operatici che tornano nel Paese d’origine anche per un mese e, quindi, ci sono tutte le sostituzioni da coprire».
  • Di certo, paradossalmente, il lockdown, mentre ha distrutto certi comparti, in questo caso «ha contribuito a smuovere il settore». È impossibile, chiaramente, stabilire quanto “nero” sia emerso, ma i contributi statali stanziati hanno chiaramente la regolarizzazione. «E noi – prosegue Pinzone – abbiamo tenuto sempre aperto, in via telematica, telefonica, con tutto quello che si poteva perché assistevamo a una grande necessità di assunzioni e di regolarizzazioni».
    E non è finita qui perché «a settembre dovrebbe partire il registro regionale delle colf e delle badanti, che prevede un’iscrizione e, finalmente, un riconoscimento di questa professione, con un archivio delle varie lavoratrici, a seconda delle loro capacità, degli studi effettuati e della capacità di esprimersi in lingua italiana.
    Ciò potrebbe dare un ulteriore slancio al settore». Le azioni previste dal Piano in cui rientra il registro sono, per esempio, la redazione
    di linee guida per l’istituzione degli sportelli per l’assistenza familiare e dei registri degli assistenti familiari, la promozione dei percorsi
    formativi e poi lo sviluppo del sistema informativo regionale per la messa in rete degli sportelli territoriali per l’assistenza familiare e
    la tenuta dei registri. Perché, magari, quello della badante è un lavoro ingiustamente poco considerato ma, senza di loro, sarebbero guai.