Codice e appalti, in 250 a confronto

La Prealpina - 25/05/2016

Qualche imprenditore giura che i Comuni e gli altri enti abbiano bloccato i bandi sulle opere pubbliche proprio in attesa di capire come cambierà il mondo delle opere pubbliche con l’entrata in vigore del nuovo Codice degli appalti che, dopo essere passato alla Camera, ora attende il sì anche al Senato. Un cambiamento epocale, tanto da richiamare ieri circa 250 addetti ai lavori a Ville Ponti per un convegno sulle “Applicazioni e gli effetti sul mercato dei lavori pubblici” del provvedimento. Tra qualche luce e le molte preoccupazioni sulle modifiche di questo segmento di mercato, l’incontro, organizzato da Ance, Upel e dagli ordini di architetti, geometri e ingegneri ha visto fra i relatori Edoardo Bianchi e Francesca Ottavi, vale a dire i dirigenti dell’Associazione costruttori edili che hanno seguito l’iter legislativo della norma. «Se da un lato – ha sostenuto Ottavi – è positivo il rafforzamento del ruolo dell’Autorità nazionale anticorruzione con ampi poteri di regolatore e controllore, dando una spinta decisa alla legalità, dall’altra la normativa sul subappalto è particolarmente restrittiva e non ci piace». In cifre, come ha ricordato anche il presidente di Ance Varese Orlando Saibene, «il problema principale è che se una volta si poteva delegare il 30% dei lavori propri e il 100% di quelli specialistici e cioè relativi agli impianti, ora la soglia scende a un 30% complessivo subappaltabile. Si tratta di una misura demagogica con cui si torna agli anni Sessanta, con imprese obbligate a saper far tutto. Ciò che dà maggiormente fastidio è che una legge interviene nell’organizzazione di un’azienda: è come si obbligasse la Fiat a produrre in proprio i freni delle auto, senza doversi rivolgere alla Brembo». Un requisito «irreale – ha sottolineato invece Bianchi – pensando a un mercato che andrebbe invece sostenuto a fronte di un calo del giro di affari del 55% in dieci anni».

A rispondere alle critiche degli imprenditori, durante il convegno che ha visto anche la presenza di Marco Cavallin, presidente di Upel e della deputata Maria Chiara Gadda, c’era l’onorevole Raffaella Mariani, relatrice della maggioranza sul nuovo Codice degli appalti: «È naturale che vi sia un po’ di preoccupazione – ha dichiarato – di fronte a un cambiamento enorme, ma non credo che ci siano degli ostacoli così insormontabili che impediscano ai Comuni di indire nuove gare di appalto. Sulle percentuali di subappalto che gli imprenditori edili chiedono di rivedere, valuteremo fra un anno, quando fare il tagliando al provvedimento. Di certo una revisione sul subappalto andava compiuta, soprattutto per tutelare le imprese vere, rispetto ad altre che, a volte, lo sono solo di facciata».