CNA Le imprese italiane “tartassate” dal fisco

La Provincia Varese - 19/06/2017

Le imprese e il fisco italiano: storia di un rapporto infelice. Così si potrebbe chiamare il libro o il film che racconta di quanto le imprese italiane sono tartassate: le più tartassate d’Europa secondo il Quarto Osservatorio permanente sulla tassazione delle piccole e medie imprese in Italia “Comune che vai fisco che trovi” presentato nei giorni scorsi dalla CNA e che, per la prima volta, nella sua rilevazione ha varcato i confini nazionali monitorando le principali capitali europee. «Ne esce un raffronto sconfortante – sottolinea la Cna – che aiuta a capire e motivare le difficoltà che le nostre imprese incontrano per essere competitive in uno scenario tutto sommato omogeneo come è quello dell’area UE». Nonostante i frequenti e ciclici proclami le tasse non scendono e spulciando tra i dati dello studio di CNA , che analizza l’andamento della tassazione sulle piccole imprese in 135 città italiane, Varese si attesta al 38esimo posto, con un’incidenza complessiva del 58,9 % e si libera dal peso delle tasse il 2 di Agosto. In pratica, gli imprenditori bosini lavorano 215 giorni in un anno per saldare il conto con il socio occulto, lo Stato. Più o meno come nel 2015, a conferma che purtroppo le tasse non sono diminuite. Luca Mambretti, neo presidente di CNA di Varese, getta uno sguardo d’insieme sui dati dell’osservatorio e evidenzia la disparità di trattamento territoriali: «Dai 135 comuni analizzati è emersa una situazione anomala che deriva dal diverso atteggiamento dei comuni stessi nel prelievo soprattutto nella Tari e nell’Irap e che ci porta a concludere che il federalismo fiscale, quando somma il prelievo a quello centrale, genera asimmetrie e diseguaglianze scollegate dalle quantità e della qualità dei servizi ricevuti. Anche se non è facile, è necessario e urgente intervenire per ridurre le tasse sulle piccole e medie imprese italiane, rendendo ad esempio non imponibile l’IMU sugli immobili strumentali, rivedendo le aliquote catastali». E anche guardano ai prossimi mesi di quest’anno c’è poco da illudersi che qualcosa possa cambiare in meglio, conclude Mambretti: «A grandi e ripetuti proclami corrispondono pochi e sterili fatti concreti».