Cna guarda a Veneto ed Emilia Romagna

onsentire «ad una delle aree trainanti dell’economia europea», rappresentata dal territorio di Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, «di competere su un piano di parità con le altre grandi aree europee» abbandonando «completamente la logica dei confini amministrativi regionali e provinciali, scomponendo letteralmente i territori e riaggregandoli sulla base delle evidenze statistiche». È quanto ipotizza la Confederazione Nazionale dell’Artigianato sulla base dell’ultimo rapporto dell’Osservatorio “Economia e territorio” curato dal centro studi Sintesi di Venezia. Secondo lo studio, «lo sviluppo si è spostato dal triangolo Nord-Ovest, Piemonte-Lombardia-Liguria a quello Nord-Est, Lombardia-Veneto-Emilia-Romagna; la piccola impresa ha un ruolo crescente, mentre declina la grande industria; lo sviluppo avviene ormai soprattutto lungo le direttrici infrastrutturali; gli attuali confini amministrativi sono ormai superati; esistono due diversi modelli di Città metropolitane (Milano da una parte e Venezia e Bologna dall’altra, ndr) e sono presenti poli regionali intermedi alle connessioni dei grandi assi». In particolare, il nuovo modello di governo del territorio individuato dal rapporto delle tre Cna regionali, presiedute dal varesino Daniele Parolo (Lombardia), da Paolo Govoni(Emilia Romagna) e Alessandro Conto (Veneto), poggia sulla ridefinizione della mappa del Nord Italia, con una Milano metropolitana, destinata a inglobare pezzi di provincia di Varese, Bergamo e Monza Brianza, che si integra con 11 Aree Vaste omogenee sotto il profilo socio-economico, infrastrutturale e relazionale». Lo studio identifica «al posto delle 28 attuali province, 12 aree vaste individuate in base a morfologia naturale del territorio, mobilità del lavoro, specializzazioni produttive e continuità urbana». Una curiosità: il Varesotto, seguendo questo schema di nuova configurazione territoriale di Cna, risulterebbe diviso a metà: una parte con la Città metropolitana di Milano e un’altra con l’area vasta ribattezzata “montagna lombarda” della quale fanno parte anche Como, Lecco e Sondrio. Secondo il presidente lombardo Parolo, «questo studio sulle Aree Vaste contribuisce a mettere in luce le sinergie tra Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, territori che storicamente si caratterizzano per forti relazioni economiche a livello interregionale. A nostro avviso, siamo di fronte alla necessità di un vero e proprio salto di qualità nel processo di integrazione fra queste Regioni. Solo così questo territorio può essere in grado di competere con le altre grandi aree europee».