Il bel film è un affare per l’impresa

La Provincia Varese - 16/03/2016

E se produrre un film non fosse solo un’occasione di mecenatismo culturale ma anche un vero e proprio business? È l’opportunità al centro del convegno “Nuova legge sul cinema e tax credit” andato in scena ieri all’Unione Industriali nella cornice del Busto Arsizio Film Festival, una kermesse che fin dalla fondazione si propone di esplorare le potenzialità non solo artistiche ma anche economiche della settima arte. Un incontro per illustrare alle imprese il meccanismo del tax credit, che permette ai privati (anche a coloro che nulla hanno a che vedere con il mondo del cinema) di finanziare produzioni cinematografiche e audiovisive ottenendo vantaggi fiscali e partecipando agli utili del film. «È ora che le imprese capiscano che l’audiovisivo è un settore redditizio – ha spiegato in apertura Andrea Purgatori, sceneggiatore e coordinatore del gruppo 100 Autori – Banca Intesa che finanzia “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino, film che poi ha vinto l’Oscar, fa soprattutto un ottimo affare». Potenziato dalla Stabilità Strumento privilegiato che consente alle imprese di investire nella settima arte è il tax credit, che la legge di stabilità del 2016 ha ulteriormente potenziato. A illustrare alla platea il meccanismo è stato Paolo Tenna, amministratore delegato di Fip (Film Investimenti Piemonte), che da anni insieme alla Film Commission diffonde tra i privati l’idea di cinema come opportunità di business. «L’investitore esterno alla filiera cinematografica è beneficiario di un credito d’imposta del 40 per cento della cifra investita, per un massimo di un milione di euro annui – ha detto – In sostanza il produttore, con il quale l’investitore esterno stipula un contratto, diventa un sostituto d’imposta: tutto questo permette di ammortizzare significativamente i rischi qualora il film avesse un bilancio passivo». Il restante 60 per cento dell’investimento è oggetto del così detto recupero prioritario: tutto quello che rientra dai biglietti staccati in sala, dalle pay tv e dalle altre piattaforme digitali segue un canale preferenziale e ritorna nelle tasche dell’investitore esterno. E se il film va bene, i guadagni che superano la cifra stanziata sono tassati al 5 per cento. «Ci sono poi una serie di ulteriori vantaggi – ha spiegato ancora Tenna – innanzitutto in termini di visibilità, possibilità di essere presenti sul set e di partecipare ad eventi ludici creati ad hoc per l’impresa finanziatrice, senza contare la conferenza stampa di presentazione del film, i red carpet e i festival”. Un’opportunità ad appannaggio unicamente di grandi aziende che dispongono di altrettanto grandi budget? Niente affatto: «Il tax credit funziona che si vogliano investire centomila euro, diecimila o mille – assicura Tenna – e non riguarda solo il cinema in senso stretto, ma anche altri tipi di produzione del comparto audiovisivo». In attesa dei decreti attuativi Ad esempio le web series, prodotti a budget ridotto e ad alto potenziale di successo. E considerando che il tax credit non riguarda solo le imprese ma anche i soggetti Ires e le persone fisiche, ecco che l’ipotesi di investire nella settima arte si apre, potenzialmente, a chiunque. Ha senso, secondo Gabriele Tosi, fondatore del Baff, pensare a un tax credit locale, che sostenga progetti nati in quel di Busto e permetta a privati che dispongono di budget contenuti di ottenere una tutt’altro che disprezzabile visibilità locale unita ad un ritorno economico. «È chiaro che la grande banca finanzierà Zalone – commenta a latere del convegno – ma sono particolarmente interessanti le possibilità di investire in produzioni più modeste ma ad alto potenziale: a Busto Arsizio c’è l’Istituto Cinematografico Antonioni e molti altri progetti spontanei di grande interesse. Le possibilità non mancano”. Se il tax credit è già operativo per le produzioni maggiori, per quelle più piccole bisognerà aspettare i decreti attuativi della nuova legge (verosimilmente entro l’estate). E Busto Arsizio si candida a cogliere l’occasioneImmagine