Cinque mesi di celebrità Andy Warhol al Maga

La Prealpina - 20/01/2023

Serial Identity è più di una mostra, è un viaggio alla scoperta del padre della Pop Art americana. E sono oltre duecento le opere-icona che da domenica prossima e fino al 18 giugno, saranno esposte al Maga. Un percorso espositivo che, come sottolineato anche dagli organizzatori, parafrasando uno dei pensieri dell’artista americano, «vivrà ben più di un quarto d’ora di celebrità

La mostra

Il percorso espositivo, curato da Maurizio Vanni e Emma Zanella, direttrice del Maga, si snoda in cinquemila metri quadrati e racconta la ricca e multiforme produzione di un artista poliedrico che nel corso della sua vita si è inventato più volte. Warhol è stato infatti illustratore, sceneggiatore, direttore della fotografia, produttore cinematografico e televisivo e molto altro. Il padre della Pop Art, infatti, non ha mai nascosto la propria poliedricità, il desiderio costante di trasformare e innovare. Prospettive e punti di vista differenti che hanno portato alla realizzazione di opere iconiche come i Flowers, i quadri che raffigurano le zuppe Campbell, i ritratti di celebrità (come Marilyn Monroe, Jacqueline Kennedy, Mao Tsê-tung). Ma non solo. I differenti piani narrativi pensati dai due curatori permettono ai visitatori di cogliere anche gli aspetti meno scontati e meno noti delle sue opere come «la ricerca di identità sempre diverse che l’artista voleva dare di sé e l’ansia di sperimentazione dei linguaggi artistici che fluiscono continuamente gli uni negli altri».

Tutto è arte

Un «mosaico con tante tessere che raccontano altrettanti volti dell’artista». Così il co-curatore Vanni descrive la mostra allestita al Maga e che ha stravolto («come faceva anche Warhol») e invaso gli spazi del museo. «Chi è stato Warhol? Un camaleonte umano o un abile trasformista che si adatta al cambiamento? – domanda Vanni – Warhol era un insicuro, non si piaceva ma è sempre riuscito a trasformare i punti deboli in forza. La sua forza? Il disegno. Il suo coraggio? Il collage. L’imprevedibilità? Era nella stampa». Proprio la tecnica che utilizzava per realizzare le sue opere ha creato i multipli originali. Ovvero? «Ogni passaggio, ogni dosatura di colore e di forza era differente. Ogni riproduzione della foto di Marilyn Monroe è unica». A fare da filo conduttore alle sue opere, diventate celebri in tutto il mondo, c’è la sua più grande convinzione: tutti i prodotti e gli oggetti, cose che passavano davanti agli occhi degli americani «potevano e dovevano diventare opere d’arte».

Basta gerarchie

Andy Warhol con le sue opere seriali, il suo linguaggio, la Factory e le sue idee rivoluzionarie, è stato in grado di soverchiare e, per certi versi, di riscrivere le regole del modo di fare e concepire l’arte. «La Pop Art, è stato un movimento, una forma d’arte che elimina ogni gerarchia, che unisce la parte alta della cultura ma anche oggetti e simboli di uso quotidiano – sottolinea la presidente del Maga, Sandrina Bandera – e la mostra affronta quelle problematiche».

L’attesa, la rete, il segno

L’attesa è finita, è proprio il caso di dirlo. Già perché, come ricordato ieri dalla direttrice del Maga, Emma Zanella, la mostra dedicata a Andy Warhol era prevista per il 2020, poi la pandemia ha scombinato le carte in tavola ma non ha di certo fermato il museo: «In questi due anni non sono mancati i momenti di confronto con Maurizio Vanni (co-curatore della mostra) per realizzare un’esposizione in grado di raccontare sino in fondo Warhol» ha spiegato Zanella, aggiungendo che «quella di Warhol può sembrare una creatività piatta e seriale ma non è così perché mette in mostra una personalità unica».

Per l’assessore alla Cultura, Claudia Mazzetti, il percorso espositivo rappresenta un «grande orgoglio» e un «capitolo nuovo e unico» per il Maga e per la città.

«La mostra – così Mazzetti – presenta anche un fondamentale valore formativo: ci aiuta a interrogarci sulla complessità del nostro tempo, sulle sue icone, sulle sue contraddizioni». L’esponente della Lega, oltre a ricordare i due anni di «intenso lavoro», punta l’attenzione anche sulla «rete di sponsor del territorio che ha permesso e permette lo sviluppo del museo».

«Ci sono artisti che lasciano un segno nella storia e ci sono mostre che lasciano un solco nella storia dei musei» ha chiosato il sindaco Andrea Cassani: «So che questa verrà ricordata e lascerà un segno al Maga».