Ciclismo – Delusione Mondiale

La Prealpina - 01/09/2020

“Sa’l custa?” avrebbe chiesto Giovanni Borghi ai dirigenti dell’Unione Ciclistica Internazionale se ci fosse stata l’opportunità di portare il Campionato del Mondo di ciclismo a Varese. Mister Ignis era solito sbrogliare così le situazioni intricate che meritavano di essere portate a termine. Ora Varese non è più terra di grandi mecenati dello sport e ieri all’ora di pranzo da Palazzo Estense inevitabilmente è giunto il segnale di resa da parte della città giardino nella corsa iridata 2020. «Ci dispiace perché abbiamo creduto in questa sfida – afferma Renzo Oldani – e ci siamo impegnati molto. Ci siamo messi in gioco dopo l’invito proveniente proprio dalle colonne de La Prealpina. Da quel 13 agosto ho avuto riscontri positivi sia dal mondo economico che da quello politico, oltre che il sostegno di tanti appassionati e da tutti gli uomini della S.C. Alfredo Binda. C’è mancato veramente poco perché il sogno si realizzasse». Questa gara ha visto protagonista un tandem inedito, composto da Renzo Oldani e Davide Galimberti, che ha pedalato di buona lena, ma quando è stato vicino al traguardo l’ammiraglia non ha fornito loro l’ultimo sostegno per proseguire. Inutile nascondere l’evidenza, l’assegnazione del Campionato del mondo che verrà probabilmente decisa domani, è solo una questione economica. L’UCI come prassi incassa metà della quota alla stipula del contratto e l’altra metà all’inizio dell’evento, in questo caso tutto in venti giorni. Un lasso di tempo che potrebbe bastare per le risorse private, che viaggiano al passo dei corridori professionisti, non per le risorse pubbliche, che pedalano come dei cicloturisti e hanno tempistiche da rispettare. Sono corsi e ricorsi storici, non è un segreto che il Mondiale del 2008 giunse a Varese anche perché il gruppo dei varesotti giunse alla sede dell’UCI con un assegno a copertura di buona parte dell’evento prima di tutti gli altri contendenti. Questa volta è andata così, senza nessun rammarico, con una struttura organizzativa e dei tracciati di gara che sono unanimemente considerati “mondiali”. Per quanto riguarda la situazione sanitaria c’è solo da prendere in considerazione l’attuale momento in Francia dove si svolge in questo mese il Tour del France per capire che si sarebbe potuta gestire. Certamente il comitato organizzatore si è risparmiato le solite critiche degli oppositori del ciclismo, dalle strade chiuse ai disagi giornalieri, e di tutte le problematiche concernenti questo sport che si svolge tra la gente, non sul lago. Tra i tanti messaggi postati ieri sui vari social, uno è particolarmente indirizzato alla Società Ciclistica Alfredo Binda e a chi l’ha sostenuta in questa breve avventura mondiale: «Dispiace non potere avere i Mondiali in casa – scrive il dirigente dell’Orinese Andrea Sist -. Visto che la Binda si mette in gioco potrei suggerire un fine settimana dedicato al ciclismo giovanile nel Varesotto». In quest’annata così difficile, senza neppure una gara giovanile nella nostra provincia, sarebbe un bel segno di appartenenza al ciclismo anche senza molte luci della ribalta. Aspettiamo.