Ciclabili e bike sharing: si indaga su tre piste finanziate dalla Regione

La Prealpina - 21/07/2017

Falso ideologico messo nero su bianco da pubblici ufficiali, ovvero dirigenti e tecnici di Comuni e Comunità montana. Truffa aggravata al fine di ottenere finanziamenti dalla Regione. Abuso d’ufficio nella frode legata alla fornitura delle struttura. E ancora: truffa aggravata ai danni dello Stato. Sono queste le pesanti accuse che la Procura di Varese contesta, a vario titolo, a 18 persone tra amministratori, funzionari e tecnici pubblici, professionisti e imprenditori. Il filone d’inchiesta riguarda le piste ciclopedonali e, più nel dettaglio, il bando che la Regione a suo tempo pubblicò per finanziare «interventi a favore della mobilità ciclistica». Ebbene, degli enti o – come nel caso della Comunità montana Valli del Verbano – raggruppamenti di enti con uno capofila, che hanno ottenuto contributi, alcuni sono finiti ora nel vortice dell’inchiesta; si tratta di quelli coinvolti in tre progetti realizzati nel Varesotto. Eccoli: la ciclabile di Laveno; il collegamento che ha portato la pista alla stazione internazionale di Luino; la ciclabile con postazioni bike sharing nel territorio di Tradate. Questi interventi avevano ottenuto appunto un massiccio aiuto economico da parte della Regione grazie al bando numero 7 del 2009; le opere furono poi portate avanti e concluse negli anni successivi, nel caso di Luino si parla del 2013. I relativi appalti, sommati, fanno un totale di 2.380.000 euro.

L’indagine è stata curata dai militari della Guardia di finanza di Luino. Secondo quanto trapelato e soprattutto osservando le ipotesi di reato, non si tratterebbe di mazzette o via discorrendo, bensì di interventi e forniture certificati ma realizzati o consegnate solo in parte. E in particolare relativi al servizio di bike sharing, cioè il noleggio delle bici, che era uno dei presupposti nell’aggiudicazione del finanziamento. In sostanza, sarebbe stata dichiarata e collaudata la fine dei lavori e quindi il corretto impiego dei contributi regionali, ma nella realtà – secondo quanto ipotizzato dall’inchiesta – non tutti avrebbero poi funzionato. Il bike sharing, per stare su quello che sarebbe il nocciolo principale, non è mai partito e alcune forniture di mezzi (bici elettriche) non sarebbero state all’altezza di quanto previsto da progetto e da contratto. E dunque: le opere in termini di piste e collegamenti sono state sì eseguite ma la funzionalità dei servizi destinati poi a favorire la mobilità dolce avrebbe lasciato delle “falle”. Le bici a noleggio infatti ci sono, sono state all’epoca recapitate, ma pare che giacciano in magazzini dei comuni interessati. E quindi, secondo la Guardia di finanza che ha avviato l’inchiesta denominata “Bike Shadow” – bici ombra o bici fantasma – saremmo di fronte ad interventi non completati ma certificati come tali. E nell’ottica dell’utenza dunque, a servizi pubblici non corrispondenti ai soldi che li hanno stanziati e spesi.

Professionisti e funzionari pubblici di questo sarebbero chiamati a rispondere mente agli imprenditori, quelli che hanno ottenuto gli appalti, verrebbero appunto contestate le forniture, soprattutto di bici che non avrebbero i requisiti richiesti. I tre progetti finanziati a Laveno, Luino e Tradate col bando del 2009 avrebbero ottenuto punteggi più alti e quindi sbaragliato la concorrenza grazie a valori aggiunti come le postazioni delle bici a noleggio nei pressi di stazioni ferroviarie. Salvo poi che il bike sharing, alla prova dei fatti, non è entrato in funzione. Questa sarebbe l’intelaiatura dell’inchiesta. E la realtà della situazione visto che, nei tre comuni interessati, le biciclette sono ancora ferme ai box, il servizio non è mai stato dato in gestione.

Gli inquirenti hanno valutato che il danno a carico della Regione – ente finanziatore – è di un milione e 380mila euro. La Procura di Varese ha trasmesso gli atti anche alla Corte dei Conti.