Ceresio – Pesci di lago da tutelare

La Prealpina - 07/02/2020

Dopo la fecondazione, alle femmine vengono “spremute” le uova, messe negli “incubatori” a secco e poi in acqua, in attesa che si schiudano e si trasformino in avannotti, vale a dire quei vermicelli che sono i piccoli nati dei pesci. Infine, quando i pesciolini iniziano a mangiare vengono liberati nel Lago Ceresio. Soltanto il 10% di essi, a causa della selezione naturale, diventeranno un pesce adulto. Ma ciò basta per mantenere l’equilibrio ittico del Lago Ceresio. Sono passati quasi cent’anni, cambiano le persone, le tecniche e le specie, ma i pescatori dello specchio d’acqua italo-svizzero restano i “guardiani” delle acque e degli esseri viventi che vi nuotano. E ieri è stata ufficializzata la prosecuzione di questo “rito” che rappresenta una sorta di continua rinascita dei pesci nelle acque ceresine. La piscicoltura di Brusimpiano ha infatti ospitato la firma del protocollo d’intesa(Foto Blitz) per la “Riproduzione, l’allevamento e la pezzatura delle specie autoctone del Lago Ceresio che ne consenta la conseguente reintroduzione allo stato libero”. In soldoni, i Comuni di Lavena Ponte Tresa, Porto Ceresio, Brusimpiano, l’Autorità di bacino e la Comunità montana del Piambello, devolveranno 9.000 euro l’anno per tre anni all’Unione dei pescatori del Ceresio per continuare la loro preziosa attività. «Da quasi cent’anni – ha detto il sindaco di Brusimpiano Fabio Zucconelli – in questo mulino trasformato in piscicoltura, i volontari proseguono il lavoro che, altrove, viene svolto dagli enti pubblici. Con questo stanziamento rendiamo strutturale un finanziamento che prima arrivava dalle Province ed è venuto a mancare a causa della riforma Delrio». In dieci anni, come spiegato da Alberto Borroni e Luigi Corti, sono stati immessi 5 milioni di avannotti di trota lacustre, 3 milioni di trota fario, 800.000 di trota marmorata. E poi coregoni, lucci, salmerini alpini. «Il lago – ha aggiunto Fiorenzo Previatello, presidente dell’Unione – in questi ultimi anni è decisamente più pulito rispetto al passato, per cui siamo ancor più spronati nella nostra opera di ripopolamento. Ora il problema enorme è quello dei cormorani, predatori stanziali che arrivano a mangiare fino a un chilo di pesce al giorno. Dovrebbero essercene almeno 2.000 esemplari, mentre per altri non esistono. Evidentemente hanno bevuto». In tal senso il sindaco di Lavena Ponte Tresa Massimo Mastromarino, alla presenza del sindaco di Porto Ceresio Jenny Santi e del vicepresidente della Comunità montana del Piambello Franco Pozzi, ha annunciato di «aver avanzato, a nome dei nostri tre Comuni, un’interpellanza urgente all’assessorato regionale per chiedere delle misure rapide di contrasto ai cormorani».