C’è la mazzata fiscale sui frontalieri In tasse se ne andranno due stipendi

Frontalieri, il nuovo accordo è una mazzata fiscale incredibile. Tra uno e due stipendi di tasse in più all’anno per chi lavora oltre confine. «Tutti soldi che verranno sottratti dai consumi di chi vive nelle province di confine» secondo gli stessi frontalieri. Ora le associazioni dei frontalieri si danno appuntamento per la “marcia” del 2 aprile a Lavena Ponte Tresa: «È la madre di tutte le battaglie». I calcoli che iniziano a circolare a proposito degli effetti della “doppia imposizione” prevista nell’accordo fiscale italo-svizzero, sembrano il presagio di una sciagura. Sciagura economica, per i quasi 30mila varesini che lavorano in Ticino e nei Grigioni, ma anche per il “sistema Varese”, che rischia di perdere un paio di centinaia di milioni all’anno di ricchezza, che si sposterà verso il fisco “romano”. Non occorre essere leghisti per capirlo: i frontalieri se ne stanno accorgendo. Perché è vero che sono una categoria per certi versi privilegiata perché, al di là degli sforzi e dei sacrifici che fa chi varca i valichi di frontiera per raggiungere il posto di lavoro, hanno salari impensabili per chi sta in Italia, però la stangata che molti di loro rischiano di subire dal 201, quando il nuovo accordo fiscale italo- svizzero, che è ora in fase di ratifica, dovrebbe entrare in vigore. La doppia imposizione Alcuni frontalieri lo hanno già sperimentato con le simulazioni che le organizzazioni sindacali e i commercialisti stanno cercando di compiere sulla base delle informazioni finora ricevute. Si sa, infatti, che, mentre oggi la tassazione viene interamente prelevata alla fonte dal datore di lavoro elvetico (e poi ristornata per il 40% dalla Confederazione all’Italia per poi farla pervenire ai Comuni di confine), domani entrerà in vigore il sistema della “doppia imposizione”, che prevede che la tassazione svizzera venga trattenuta fino al 70%, risultando come un acconto dell’imposta dovuta all’Italia. Così la ritenuta risulterà più bassa sulla busta paga percepita in Svizzera, ma in Italia il contribuente riceverà, ogni anno, la dichiarazione precompilata dove potrà mettere insieme le informazioni fornite dalla Svizzera con gli altri redditi posseduti in Italia. Cosa cambierà? Il negoziatore dell’accordo Vieri Ceriani aveva spiegato in audizione al Pirellone che «dato il salario lordo in Svizzera, verranno detratti 7.500 euro di franchigia più tutti gli oneri sociali obbligatori, incluso il “secondo pilastro”, e su questo reddito verranno applicate aliquote e scaglioni italiani, da cui si toglieranno carichi familiari, oneri detraibili come mutui, spese sanitarie, ecc., oltre a quanto già versato in Svizzera». Otto-novemila euro a testa Che verrà sottratto dall’imposta, non dall’imponibile. Inoltre, rispetto alla situazione attuale in cui il moltiplicatore (la tassazione di livello comunale) applicato sui lavoratori frontalieri è il massimo previsto, pari al 100%, anche se il Consiglio federale ha recentemente considerato discriminatoria questa misura decisa dal Canton Ticino, nel nuovo accordo è tassativamente previsto che ai frontalieri si applicherà il moltiplicatore medio, che è pari all’incirca al 78%. Franchigia e nuovo moltiplicatore però non bastano a rendere tollerabile il nuovo sistema fiscale per i lavoratori frontalieri. I prospetti che circolano parlano di una “nuova imposizione” pari a circa 900 franchi in più (1.800 in tutto contro i 900 attuali) su un reddito lordo da 5.400 franchi: significa un sesto dello stipendio che se ne va in tasse. Diego Intraina, su “Lo Stivale Pensante”, ha pubblicato delle tabelle relative a famiglie monoreddito: su uno stipendio da 50mila franchi, si va dai 3.500 ai quattromila euro di tasse in più, a seconda del numero di figli, mentre su uno stipendio da 70mila franchi, si arriverà a pagare a regime tra i sei e gli ottomila euro in più. Frontalieri Ticino, con il suo fondatore Graziano Storari, ha stimato in «otto-novemila euro» il peso medio pro capite della stangata fiscale in vista. Numeri che si riferiscono al 2029, quando il nuovo sistema dovrebbe entrare a regime. Ma che fanno paura. «Altro che equità fiscale, è in ballo la difesa della nostra gente» avverte il senatore leghista Stefano Candiani.