C’è la firma di Dacia Maraini sull’album del Premio Chiara

La Prealpina - 19/11/2018

Gli occhi azzurri di Dacia Maraini, incastonati entro due fili di ombretto dello stesso colore, trattengono tutta la profondità del cielo nonostante lo scorrere degli anni e la lunga catena di premi letterari che l’autrice di “Bagheria”, “La lunga vita di Marianna Ucria”, “Cercando Emma” ha collezionato in mezzo secolo di attività ai più alti livelli.

L’ultimo, il Premio Chiara alla Carriera, quasi una summa dei precedenti, l’ha ricevuto ieri pomeriggio – nell’ambito del Festival del Racconto – al teatro Sociale con questa motivazione: “Caratterizzata da incrollabile coerenza intellettuale e marcata attenzione al mondo della donna, in oltre cinquant’anni di carriera ha saputo spaziare con successo dalla narrativa al teatro, dalla poesia alla saggistica e alla pubblicistica. In ogni suoi scritto ha saputo parlare al pubblico più vasto proponendo sempre temi di grande attualità, in uno stile inconfondibile per limpidezza e incisività”.

In ventuno anni di storia è solo la terza volta che l’associazione Amici di Piero Chiara conferisce il riconoscimento ad una donna: la prima fu nel 2011 a Franca Valeri, la seconda nel 2016 a Lina Wertmuller.

L’impressione del pubblico è stata quella di trovarsi davanti a una confessione semplice e chiara, più che a una intervista che, per la verità, ha un po’ sofferto di toni sin troppo compassati.

Un’ora di dialogo intervallata da immagini di repertorio su temi niente affatto semplici o superficiali: l’educazione («si educa con l’esempio, non con i precetti»), la conoscenza («viaggiare è un gran bel modo di conoscere: ricordo i viaggi con Pier Paolo Pasolini, che andava a cercare la poesia ovunque»), la sessualità («femmine o maschi non si nasce, si diventa»), l’amore («è l’unico momento in cui si capisce l’altro: mi piace innamorarmi, mi regala leggerezza»), anche quello per Alberto Moravia («un uomo gentile d’animo, allegra, socievole, amabile e amato»), la scuola («è alla deriva, salvata solo dagli insegnanti»).

E le donne, obiettivo di tanti libri e battaglie culturali della Maraini?

«Spesso diventano merce e a quel punto si perde la sacralità della persona. Il femminicidio risponde a una struttura sempre uguale: due persone si sono scelte, si sono amate e ad un certo punto lei decide di riprendere la propria libertà. Allora lui reagisce secondo le antiche modalità della schiavitù e del possesso. Accade a volte la stessa cosa con i bambini o i neonati, che non sono possesso di chi li mette al mondo. Se lo pensiamo, torniamo all’uomo selvaggio. E’ cronaca di questi giorni».

Sono gli argomenti cari alla scrittrice, al suo modo di esprimersi e dialogare sui punti nevralgici della società: «Se riesco a coinvolgere il lettore nelle domande che io mi pongo, questo è già un successo. Io non ho certezze perché mi pongo in un atteggiamento problematico rispetto alla realtà».

Un’anti-diva che, dietro i suoi famosi occhi azzurri, bene sa fare trasparire la sua cultura.