Cciaa Treviso-Belluno, presidente: «non mando soldi a Roma»

Lo Stato vuole la sua parte dei diritti camerali riscossi dalla Cciaa di Treviso-Belluno dalle imprese ma Mario Pozza, presidente della Cciaa Treviso-Belluno, non ci sta e annuncia unostrappo fiscale negando a Roma il milione di euro della tranche di maggio e di quella di ottobre. «Voglio proprio vedere se mi manderanno un’ingiunzione di pagamento – commenta duro sul Corriere del Veneto -. Se accadesse faremo subito ricorso al Consiglio di Stato». Il decreto a cui Pozza fa riferimento è il cosiddetto “taglia spese” che prevede l’obbligo per le  Camere di Commercio a girare all’erario, a partire dal 2015, una quota consistente dei diritti che le aziende iscritte versano alle stesse Cciaa (il 35% per il 2015, il 40% per il 2016 e il 50% per il prossimo anno).

«Senza l’integrazione con Treviso – spiega Pozza – a Belluno ormai non sarebbe più possibile pagare gli stipendi dei dipendenti. Se si fondono due Comuni il governo prevede un maggiore trasferimento di risorse del 10%, se la stessa cosa avviene per due Camere di commercio, le quali sono enti pubblici la cui funzione è quella di sostenere il tessuto imprenditoriale, non si capisce perché non possa essere riconosciuto alcunosconto sui soldi che, di per sé molto discutibilmente, siamo costretti a mandare a Roma. Dico tutto questo tenendo anche conto delle nuove competenze assegnate al sistema delle Camere di commercio, come la partita dell’alternanza scuola-lavoro oltre a cultura e turismo».