Catania, la guerra dei finti soci per controllare Camera di Commercio e ricchi affari

CORRIERE.IT

Dopo aver letto la lunga lettera piombata il 27 dicembre al ministero dello Sviluppo, e superato lo sconcerto, resta una domanda: chi è il mago? Perché, se 17.030 imprese si sono ritrovate a loro insaputa iscritte in Sicilia a qualche associazione imprenditoriale, non può essere opera di un comune mortale. Bensì di un mago, appunto. Uno capace perfino di far figurare due aziende pubbliche quali la Multiservizi del Comune di Catania e la Pubbliservizi della Provincia etnea come aderenti a Confcommercio e Confesercenti quando quelle non si erano nemmeno lontanamente sognate di farne parte. Il bello è che molte di quelle imprese sono risultate iscritte senza saperlo non a una soltanto, ma anche a cinque diverse associazioni tutte riferibili alla filiera del commercio.

Meno imprese, più iscritti: una magia

Fra le oltre 17 mila aziende associate a loro insaputa ci sono grandi società come il gruppo Abate (879 dipendenti), e marchi come Decathlon, Auchan, Manpower, Sma e Coin. Nella lettera di cui stiamo parlando, spedita da un gruppo di organizzazioni concorrenti capitanate da Confindustria e Confartigianato (ma fra i firmatari c’è anche Confesercenti) non soltanto al ministero ma anche al presidente della Regione Rosario Crocetta e a tre procure della Repubblica, è raccontata tutta questa vicenda incredibile. Arricchita di altri particolari sconcertanti. Un caso? La misteriosa lievitazione degli iscritti alle associazioni, ben 8.877 in più rispetto al 2010 nella sola Catania (ndr. la stessa città dove a settembre si era svelato il record di errori sospetti nei bilanci di aziende e negozi, sfiora l’icona blu per leggere l’articolo), mentre a causa della crisi economica il numero delle imprese si riduceva di 2.234 unità.

 La fusione delle tre Cdc orientali

L’intervento della bacchetta magica in questa storia si spiega con la fusione delle tre Camere di commercio di Catania, Siracusa e Ragusa in una sola grande Camera di commercio della Sicilia orientale (ndr. prevista all’epoca del boom di iscrizioni e avvenuta il 30 dicembre scorso, come scrive «Siracusa Live», sfiorate l’icona blu per leggere l’articolo). Siccome le cariche al vertice vengono ripartite sulla base dei pesi delle singole categorie economiche, le associazioni che vantano più iscritti portano a casa più seggi. E le falsificazioni denunciate nella lettera di Confindustria, Confartigianato e loro alleati avrebbero potuto far pendere il piatto della bilancia dalla parte delle associazioni legate al commercio nelle nomine, che sono tutte di competenza della Regione siciliana. Particolare che spiega pure perché il dossier sia stato recapitato a Crocetta e alla sua assessora alle Attività produttive Mariella Lo Bello. Con una lamentela speciale: e cioè che la Regione, pur avendone il compito, non avrebbe mai fatto i controlli sugli elenchi.

 Il sigillo di Crocetta sui dati sospetti

Nonostante ciò il 30 dicembre Crocetta ha approvato il decreto che, sulla base di pesi a dire dei denuncianti falsati, assegna ben 20 dei 33 seggi alle associazioni legate alla Confcommercio o sue alleate. Consegnando di fatto a queste il potere di gestione della futura Camera, mentre è in corso da mesi una indagine giudiziaria su quei presunti falsi alla Procura di Catania (sfiora l’icona blu per leggere l’articolo). Inchiesta che ha una curiosa appendice riguardante la scoperta di migliaia di bilanci taroccati alla Camera di commercio etnea, duecento almeno dei quali di aziende in odore di mafia.

 Il controllo della società aeroportuale

Vi chiederete: perché mai correre un simile rischio per mettere le mani su una Camera di commercio? Il segreto si chiama Sac, ovvero la Società aeroporto Catania che gestisce lo scalo etneo: il sesto italiano, subito dopo Milano Linate, per numero di transiti. Le tre Camere controllavano ciascuna una quota di minoranza, ma il soggetto nato dalla loro fusione diventa invece l’azionista di maggioranza con il 52,5 per cento. Ed è quindi il dominus di quel giocattolino da 65 milioni di fatturato e 160 di patrimonio. Prende tutte le decisioni: compresa quella più importante, la privatizzazione. Se ne parla da tempo. Sono corse anche voci circa i nomi di eventuali acquirenti, tipo gli aeroporti toscani. Certo, c’è chi si è pubblicamente espresso a favore della cessione ai privati.

Socialismo reale, peggio di Cuba

«Fontanarossa è una miniera d’oro in mano a privati che lo sappiano rilanciare. Ci vuole una gara internazionale», ha detto Crocetta. «Dopo la privatizzazione dell’aeroporto de L’Avana di Cuba resta il socialismo reale solo negli aeroporti della Sicilia», ha incalzato Vito Riggio. E magari ha pure ragione. Non fosse per un dettaglio. Siciliano di Barrafranca, è presidente dell’Ente dell’aviazione civile dal 2002 e lo sarà fino al 2021 dopo essere stato confermato per 5 anni dal governo Renzi a ottobre: una durata in carica, questa sì, da socialismo reale